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Questo Blog è un blog "FASCISTA", nel senso nobile del termine e non nel senso che per 60 anni questa giudeocrazia gli ha conferito. Politicamente non si colloca ne a DESTRA, ne a SINISTRA, ma sta col POPOLO tutto a prescindere dalla razza, religione e ceto sociale. Rispetta chi porta rispetto ed è inflessibile con chi non rispetta le tradizioni e le leggi siano esse dello Stato che Naturali.

Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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16 dicembre 2011

Necessità


Viviamo in un'epoca in

cui il superfluo è la

nostra unica necessità 





OSCAR WILDE




permalink | inviato da C.O.C. il 16/12/2011 alle 9:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



18 novembre 2009

Il principio di ogni azione

 
Vi dirò l’origine della controversia fra il Buddha e Devadatta. Questi chiese: «Qual è il principio di ogni azione?»
Il Benedetto rispose: «Ciò che è massimamente necessario; poiché ogni momento contiene la propria necessità, e ciò è detto la giustizia dell’azione».

Devadatta insistè: «Come si accerta l’evidenza della necessità?»

Il Benedetto rispose: «Il filo della necessità attraversa tutti i mondi, ma chi non lo comprende resta in una gola pericolosa, esposto alle pietre che cadono».

Così Devadatta non seppe discernere la linea della necessità, e quest’oscurità gli chiuse la via.

Un cavallo generoso sente persino con lo zoccolo su quale sasso appoggiarsi. Così si percepisce l’ordine della mobilità, della commensura e della necessità.

Molte Nostre note storiche sono prese per iscrizioni di antichi legislatori. Spesso persino il nome del Cristo o del Buddha impediscono una pronta accettazione, ma caratteri incisi su una roccia sconosciuta attraggono subito l’attenzione.

Occorre dire che l’effetto migliore si ottiene quando si accende la scintilla dello spirito? Sappiate dunque quando è meglio ricordare il Nome e quando più utile impartire la sostanza della Legge. Ricordatelo, quando sarete su vie diverse
 
Collana Foglie del giardino di Morya II - Illuminazione

n° 0 




permalink | inviato da C.O.C. il 18/11/2009 alle 9:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



8 novembre 2009

Effimero ed Eternità

 

L'effimero non dura,

l'anima invece è eterna.

Coloro che sanno vedere,

sanno trarre la verità

da  questa considerazione. "
                                              

Bhagavad Gita , II, 16




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1 novembre 2009

Conoscenza

La conoscenza

 

Con l'ascesa si consegue la virtù; dalla virtù proviene la conoscenza discriminante; dalla conoscenza discriminante, in verità, si ha nozione dell'Anima e, avendone avuto nozione, non si torna più indietro.

Maitry Upanisad , IV, 3




permalink | inviato da C.O.C. il 1/11/2009 alle 19:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



8 febbraio 2009

200 anni fa...

Charles Darwin il protonazista...

Fu l'ideologo dell'evoluzione della specie e dell' elite della razza attraverso la selezione naturale. La sua è stata una grave perdita per l'umanità, visto che oggi potrebbe essere l'ideologo dell'involuzione dell'uomo attraverso il decadentismo dello spirito e l' anichilimento delle menti, scientemente. L'unico che potrebbe indicare al genere umano la strada da seguire, al fine di evitare la sua definitiva scomparsa.

Credo, anzi ne sono convinto, che non ci voglia un Darvin per capire che l'uomo è nato lottando e che la lotta è parte integrante del suo DNA e che senza la lotta l'uomo altro non è che una scimmia antropomorfa. 
La lotta e il combattimento sono il carburante che spingono l'uomo a superare gli ostacoli e a sentirsi vivo, e l'uomo ha perso l'abitudine di lottare e di combattere.
 



CHARLES DARWIN (1809-1882) Nacque nel 1809 a Shrewsbury, dove frequentò Shrewsbury School dai nove ai sedici anni, quindi si recò ad Edimburgo ed infine a Cambridge, con l'intenzione di prendere gli ordini sacri.
Il vantaggio principale che egli trasse nei tre anni a Cambridge fu l'amicizia con scienziati più anziani, come J.S. Henslon e Adam Sedgwick. Nel 1831, poco dopo essersi laureato concorse al posto di naturalista (senza stipendio) per il viaggio di ricerche scientifiche che la nave Beagle doveva fare intorno al mondo (che durò 57 mesi, per effettuare essenzialmente rilevazioni cartografiche e misurazioni cronometriche).




Darvin nei quasi 5 anni di navigazione, ebbe modo di accumulare una massa ingente di osservazioni sulla flora, la fauna e lo studio delle formazioni geologiche in diverse aree del globo. I primi lavori furono infatti sulla geologia, ma i più profondi risultati della sua mente si ebbero nel campo della biologia e al ritorno del lungo viaggio la sua vocazione di naturalista fu definitiva.
Nel 1839, sposò una sua cugina, dalla quale ebbe quattro figli; visse a Londra fino al 1842, poi si stabilì a Down, un piccolo villaggio del Kent, dove rimase sino alla morte, scrivendo le opere che lo resero immortale. Fu sepolto nell'abbazia di Westminster accanto alla tomba di un altro immortale: Newton.

Nella quiete della campagna dal 1854 in poi egli si dedicò allo studio dell'evoluzione.
Benchè svolgesse privatamente la sua attività scientifica , fu sempre in stretto contatto con i più eminenti naturalisti del suo tempo. Nel 1859 compose il saggio On the Origin of Species by Means of Natural Selection (Sull'origine delle specie attraverso la selezione naturale), che influenzò fortemente il pensiero scientifico. Le molte polemiche provocate da questo scritto non lo distolsero da un intenso lavoro: nel 1868 pubblicò The Variations of Animals and Plants under Domestication e nel 1871 The descent of Man, and Selection in Relation to Sex (L'origine dell'uomo).

Il Viaggio naturalista intorno il mondo contiene un resoconto affascinante delle esperienze che per la prima volta lo convinsero del fatto dell'evoluzione.
La violenta opposizione degli ambienti ecclesiastici e di quelli scientifici non impedirono che alla sua morte egli fosse considerato uno dei maggiori scienziati moderni.

LOTTA PER LA VITA E SELEZIONE NATURALE

Darwin teorizzò che, analogamente alla selezione artificiale operata dall'uomo, anche in natura dovesse agire un meccanismo simile per effetto di un fattore selettivo che doveva essere individuato nella lotta incessante per la sopravvivenza all'interno di un dato ambiente.



Osservando piante e animali Darwin rilevò che due individui di una popolazione sono perfettamente identici: gli organismi differiscono per dimensioni, colori e molti altri caratteri. Lo scienziato iniziò ad intuire che sono in realtà le variazioni, piuttosto che i caratteri acquisiti, a essere trasmesse alla discendenza. Erano le basi della sua teoria della "selezione naturale": un meccanismo, responsabile dei cambiamenti riscontrabili nelle popolazioni, che interviene quando gli individui con le variazioni più favorevoli per un determinato ambiente sopravvivono e trasmettono questi caratteri alla progenie.

Darwin concluse che gli organismi che non hanno successo nella competizione per le risorse hanno minori probabilità di sopravvivere in quell'ambiente. Solo gli organismi che sopravvivono possono trasmettere i propri caratteri alla generazione successiva, e dunque in ogni nuova generazione i figli degli individui più adatti saranno più numerosi.

LOTTA PER LA VITA E "DARWINISMO SOCIALE"

Darwin rivoluzionò la concezione tradizionale dell'origine delle specie viventi e diede un aspetto organico e definitivo alla concezione deterministica. Egli sosteneva che il numero degli organismi viventi che nasce è superiore a quello che può sopravvivere con le risorse disponibili. Quindi esiste tra i vari individui una lotta continua per sopravvivere. In questa lotta prevalgono i più adatti alle condizioni di vita in cui si trovano e trasmettono i loro caratteri ai discendenti.

Questa sopravvivenza del più adatto è la «selezione naturale»: come l'uomo seleziona artificialmente le specie animali e vegetali più utili ai suoi bisogni, modificandone le caratteristiche, così opera la natura, scegliendo per la riproduzione degli individui che nella lotta per l'esistenza hanno dei vantaggi sopra i concorrenti.

La dottrina darwiniana ebbe un'influenza enorme su tutto lo sviluppo scientifico e filosofico del secondo Ottocento, ed ebbe peso notevole anche nelle scienze sociali, dando origine a quel filone del pensiero sociologico che si definisce appunto "darwinismo sociale".

Tale dottrina tende a vedere la società umana regolata dalle stesse leggi del mondo animale e naturale, quindi dominata anch'essa dalla lotta per la vita, che assicura la sopravvivenza e il dominio al più forte. In effetti la società umana nella sua storia millenaria è sempre stata caratterizzata da conflitti tra le varie classi sociali. Tuttavia il darwinismo sociale non analizza la lotta per la vita come un dato legato a forme specifiche, storicamente definite di società, ma la pone come legge assoluta di ogni forma di società possibile.

Le tendenze di pensiero più reazionarie ne ricavano la conclusione che l'assetto sociale vigente fondato sul dominio di una classe sulle altre, corrisponde alle leggi stesse di natura e non potrà mai essere modificato, o addirittura affermano la legittimità e la necessità del predominio del più forte sui più deboli, respingendo le nozioni di uguaglianza e di democrazia maturate nel corso moderno della storia borghese, dall'Illuminismo alla Rivoluzione francese in poi.

Queste teorie sono la manifestazione della profonda crisi attraversata dalla coscienza borghese nella seconda metà dell'Ottocento: viene meno la sicurezza di poter dominare concettualmente e praticamente tutta la realtà, la serena certezza in futuro di pace, di equilibrio, di giustizia e di benessere illimitato, che erano i punti fondamentali della concezione della borghesia nel periodo eroico della sua ascesa.




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permalink | inviato da C.O.C. il 8/2/2009 alle 13:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


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