.
Annunci online

  COC [ il dominio di gente trista è dovuto unicamente alla viltà di chi si lascia soggiogare ]
         

 

Discover the playlist Top 250 solo guitar with Queen

 

se vuoi comunicare
con me o se mi vuoi
semplicemente insultare,
puoi farlo utilizzando
questo link


 

Io sostengo MenteCritica

 

 


A Torino non c'è
di meglio

 

 

 

 SEO Directory

 

 

 

 
85 VITTIME INNOCENTI
3 COLPEVOLI DI COMODO
NESSUN MANDANTE
NESSUN MOVENTE

 




 




















 


 

 

DISCLAIMER

 
Questo BLOG non rappresenta una testata giornalistica (un qualsiasi coglione è in grado di capirlo da se, leggendone i contenuti) in quanto viene aggiornato quando il proprietario ne ha voglia e tempo.Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001

L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite i collegamenti posti all'interno del sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete. Lo stesso vale per i siti che forniscono dei link a questo sito o a parti di esso: il fatto che un blog fornisca questi collegamenti non implica una tacita approvazione dei contenuti dei siti stessi, sulla cui qualità, affidabilità e grafica è declinata ogni responsabilità.

Qualora i testi o le immagini postate non siano di proprietà dell'autore, la paternità degli stessi e/o la fonte di provenienza è sempre riportata (o viene indicato se è ignota); se il titolare dei diritti di testi o immagini qui riprodotte ne desiderasse la rimozione, può contattarmi all'indirizzo c_o_c@libero.it e la sua richiesta sarà accolta immediatamente.

Il proprietario del blog dichiara di non esserere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori,lesivi dell'immagineo dell'onorabilità di persone terze,non sono da attribuirsi all'autore,nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata.

Questo Blog è un blog "FASCISTA", nel senso nobile del termine e non nel senso che per 60 anni questa giudeocrazia gli ha conferito. Politicamente non si colloca ne a DESTRA, ne a SINISTRA, ma sta col POPOLO tutto a prescindere dalla razza, religione e ceto sociale. Rispetta chi porta rispetto ed è inflessibile con chi non rispetta le tradizioni e le leggi siano esse dello Stato che Naturali.

Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

Sito ottimizzato con TuttoWebMaster

 


Previsioni Meteo

 

informazione.it - Rassegna stampa delle ultime notizie on-line 

 

 


I miei Idoli
Corto Maltese
Capitan Harlock
Paperino










 
Aggregatore
 
Cerca su RSSItalia.it

 

 

Vlad Tepesh

Crea il tuo badge

 

voli low cost amsterdam

 

Feed XML offerto da BlogItalia.it
PaginaInizio.com
Il Bloggatore


20 giugno 2007

Buon Solstizio d'Estate

S.Giovanni
 Litha o Solstizio d'estate


" Ascolta adesso la parola delle streghe, il segreto che abbiamo nascosto nella notte.
Quando buio fu reso il nostro destino, adesso noi portiamo verso la luce Acqua e fuoco misteriosi, la Terra e la sconfinata aria, per mezzo della loro nascosta essenza le abbiamo conosciute e le conserveremo in silenzioso coraggio.
 
La nascita e la rinascita di tutta la Natura, il passare di Inverni e Primavere noi condividiamo con il tutto, e gioiamo nell'Anello magico.

...Quattro volte nell'anno il Grande Sabbah ritorna, e le streghe vengono viste il giorno di Lammas e di Candlemass danzare, e Beltaine e Shamain Quando il giorno e la notte sono uguali, quando il sole e' più grande e meno grande, i quattro Sabbah minori vengono celebrati, perché le streghe non dimentichino le feste.
 
...Tredici lune d'argento in un anno sono, di tredici e' la congrega tredici volte in Esbat siamo felici, per ogni anno dorato e un giorno.
 
Il potere e' passato attraverso le ere, ogni volta attraverso donna e uomo ogni secolo sopra l'altro, sono arrivati i tempi e le ere.
 
Quando tracciamo il cerchio magico, con la spada o l'athame del potere, il suo compasso attraverso i due mondi giace, nella terra delle ombre di quell'ora.
 
Il nostro mondo non ha diritto di conoscerlo, e il mondo attorno a noi non ci dirà nulla.
La più vecchia delle dee e' invocata qui, la grande impresa della magia e' scritta.
...Due sono i pilastri mistici, che stanno ai cancelli del santuario.

Due sono i poteri della Natura, le forme e le forze divine.
 
Fai ciò che vuoi e' la sfida, cosi ama ciò che non offende nessuno, poiché questo e' il solo comandamento che per la magia degli antichi ci e' stato dato.
 
E' di otto parole la regola: Se non offende nessuno, fai ciò che vuoi. "





Arcane magie

Il solstizio d'estate cade nella magica notte di San Giovanni Battista. La notte più breve dell'anno, quella preferite dalle streghe, dalle creature demoniache, dagli spiriti del male per ritrovarsi tra i boschi e le radure. La notte in cui le forze del bene e del male si incontrano e scontrano, spargendo i loro incantesimi tutt'intorno su erbe, frutti, fiori e animali che sin dall'antichità vengono utilizzati per preparati e liquori dalle virtù incredibili.

Non andate da soli per boschi la notte tra il 23 e il 24 giugno. Potreste assistere all'esplosione dei poteri demoniaci delle streghe. Incontrare lo "sprevengolo", folletto dispettoso dal cappello rosso e dalle scarpe fatte a guscio di noce che perseguita soprattutto i golosi e i mangioni. Essere investiti dagli influssi maligni di spiriti e creature della notte, che tutti gli anni si danno convegno sotto gli alberi di noce.

Tutto iniziò sotto un antichissimo albero di noce che cresce nelle campagne del beneventano. Un albero stregato, che come molti suoi simili, nella notte di San Giovanni diventa da secoli il centro di un arcano girotondo di forze del male.

Gli influssi maligni di questi raduni di magia nera, vengono annullati solo grazie alla benevola intercessione di San Giovanni, di cui si ricorda, proprio in quelle ore, la veglia della nascita.

La baruffa tra magia nera e poteri spirituali che incarna l'eterna lotta tra bene e male è una storia che accade da secoli, ripetendosi sempre nello stesso modo. E che da secoli lascia tutt'intorno le tracce incantate della lotta che si è consumata.

Prima che la rugiada del nuovo giorno si posi sulla natura, i frutti degli alberi stregati, le erbe, le piante che crescono nei boschi, gli animali che li abitano conservano gli influssi magici della notte del solstizio. E se utilizzati per fare liquori, infusi, tisane, o altri preparati, si otterranno prodotti con virtù propiziatorie, terapeutiche, rigeneranti e benefiche di rara efficacia.

Le noci, ancora verdi, degli alberi selvatici venivano raccolte prima che sorgesse il sole del 24 giugno e utilizzate per preparare il liquore al nocino o il vino “nociato” e “nocellato”.

Si raccoglie l' artemisia absinthium erba lunare da cui si produce l'Assenzio o Fée Verte, compagna rovinosa di creatività fervide per poeti, scrittori e pittori.

Assenzio: parola capace di evocare lontani ricordi, passioni, tragedie, atmosfere intrise di mistero, sensualità e anticonformismo. Soprannominato “Fata Verde” fu la bevanda favorita da un’intera generazione di artisti. Accompagnava puntuale la vita dei bohemiens ed il fiorire di avanguardie artistiche e culturali che fecero dell’eresia esistenziale il fondamentale mezzo d’azione contro l’ordine borghese dominante. Il magico di un erba si intreccia così con racconti al filtro della suggestione creativa di un immaginario fortissimo, sempre vivo tra liriche, immagini e sequenze.

Nelle campagne, le erbe e i fiori selvatici venivano usati per preparare, proprio quella notte, l’acqua “magica” (o olio) di San Giovanni, un balsamo capace di far crescere i capelli, favorire la fecondità, curare la pelle, allontanare le malattie e in generale purificare tutto ciò che con essa veniva lavato Strane misticanze di piantine, foglie ed arbusti servivano anche per preparare elisir o liquori a base di zafferano e radici di angelica o l'amaro "Centerbe" dei monaci abruzzesi. Oppure, le erbe facevano da oracolo dalle giovani in età da marito, che sapevano leggervi il futuro e soprattutto la possibilità di sposarsi entro l'anno.

Le lumache erano ritenute il cibo tradizionale dei giorni di San Giovanni. Questi piccoli e striscianti animali del bosco, boccone prelibato per palati fini, erano capaci di trattenere gli incantesimi della notte e di conservarli anche dopo la cottura.

Ma l'attenzione è d'obbligo. Assieme alle virtù benefiche da carpire, tra prati e boschi restano anche tracce malefiche da evitare. Per questo è tradizione l'accensione di falò nei poderi, per favorire la raccolta delle messi, e l’impiego dell’aglio.

 




permalink | inviato da COC il 20/6/2007 alle 22:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa



9 marzo 2007

IL MIO NEMICO ERA UN ALTRO: NON TU...

ORESTE SCALZONE



IL MIO NEMICO ERA UN ALTRO: NON TU...

di Gabriele Adinolfi


Domani Oreste Scalzone è atteso a Torino. Ad invitare il militante rosso che fu tra i principali protagonisti del Sessantotto, animatore del Movimento Studentesco, cofondatore di Potere Operaio prima e di Autonomia Operaia poi, è stato, ovviamente un centro sociale, l'Askatasuna.

La storia di Scalzone è burrascosa ma limpida. Sempre in prima fila e mai trinariciuto, fu uno dei primi a coniare lo slogan "l'antifascismo è una battaglia di retroguardia".

Fu ferito il 13 marzo da un banco scagliato dal secondo piano di Giurisprudenza dalle truppe di Almirante in ripiegamento dalla rovinosa spedizione nell'Ateneo dove si erano recate per rompere le uova nel paniere alle avanguardie nazionalrivoluzionarie che due settimane prima avevano preso la testa del Movimento con la vittoria di Valle Giulia sulla Celere.



Proprio quel 13 marzo segnò la ripresa dello sconfitto e asfittico antifascismo militante e diede l'avvio a una lunga scia di sangue; un misfatto del quale lo stesso Almirante probabilmente mai comprese né soppesò esattamente le responsabilità morali. Ma Scalzone, che pure rischiò di restare paralizzato, si lasciò catturare molto meno dalle sirene di quanto fecero quasi tutti i suoi compagni.

Anni dopo condannò sorprendentemente e coraggiosamente la strage di Acca Larentia. Fu ricercato improvvisamente, proprio come avvene con noi, per reati roboanti: ma al momento in cui vennero formalizzate le accuse, l'impalcatura di carta crollò e così fu condannato esclusivamente per reati d'opinione (con l'aggravante del "terrorismo" come si soleva fare in quegli anni di mala giustizia, una giustizia talmente pietosa da essere irrisa da quasi tutte le magistrature europee; pensiamo tra l'altro a quella inglese che si pronunciò scandalizzata a favore di un buon numero di imputati di estrema destra una volta lette le accuse improponibili nei loro confronti).

Scalzone dovette restare ventotto anni (una bazzecola!) in esilio per soli reati associativi che sono tali, lo rammentiamo, solo per motivazioni ideologiche.

In questi anni Scalzone si è battuto per l'amnistia generale. Più volte ha pubblicamente sostenuto di rispettare tutti i protagonisti degli anni di piombo, ivi compresi i fascisti e gli uomini in divisa. Non possiamo poi dimenticare che alla televisione italiana fu lui il primo, e finora l'unico, a ricordare Walter Spedicato. Ci ha pensato lui, non i camerati!

Finalmente di ritorno, non essendo un individuo omologato, arrivista o furbo, non viene invitato a sentenziare sull'avvenire del mondo come l'ineffabile Toni Negri (lui sì condannato per reati pesanti e gattopardescamente assente sempre dalla difesa collettiva dei suoi compagni). Anzi, Scalzone viene tenuto alla larga .La facoltà di Lettere a Roma gli chiuse i battenti lo scorso 17 febbario, oggi Torino, per bocca del sindaco Chiamparini, vorrebbe togliergli l'agibilità. Ma ci si è chiesto perché contro di lui la sinistra si comporta ben diversamente dal solito?

Scalzone non è disposto a cantare in coro, sta chiedendo a tutti, in particolare alla sinistra e alla borghesia progressista, di assumere lealmente le proprie responsabilità storiche e morali nella lotta armata. Una lealtà e una franchezza che invece latitano pesantemente. Crede, inoltre, nell'autonomia, ovvero nella prima e più elementare forma di sovranità. Ecco le ragioni comprensibili per le quali la canea rosso-capitale si scaglia addosso a questo suo rivale da sinistra.. Non certo decorosa o corretta è la scelta del sindaco torinese Chiamaparini di approfittare del ricordo di una vittima delle Brigate Rosse per stigmatizzare Scalzone: vi è un'obliquità inaccettabile in tali procedimenti.

Il partito stalinista al caviale che detta le danze va sul velluto: ha dalla sua gli ascari della destra che non hanno capito un'acca di quanto accade né dell'opportunità che si presenta lasciando crescere la contestazione da sinistra.

Sembra che a destra prevalgano il sonnambulismo e i riflessi pavloviani. Lo zoccolo duro dello stalinismo borghese può inoltre fare affidamento persino su qualche frangia dell'estrema destra che non esita ad accodarsi al coro e a cantare il ritornello dei DS. Spiace constatare che il senso di politica (da "polis") e la sete di giustizia per tutti che caratterizzarono a lungo le mentalità e le esperienze dei fascisti dopo Mussolini stiano andando smarrendosi per l'avvento delle caricature estremodestre del Grande Fratello.

Certo era lecito attendersi un po' più di considerazione da parte di Forza Nuova per il proprio segretario nazionale Roberto Fiore al fine di evitargli di fare figure meschine. Non si ha il diritto di farlo passare per un gretto schizoide, per qualcuno che pretende, giustamente, per sé di non essere stigmatizzato come "impresentabile" ma plaude quando la stessa ingiustizia avviene nei confronti di una persona che ha una storia giuridica ed un passato del tutto simili ai suoi. Non è accettabile ridurre così il proprio segretario violentandone oltretutto l'intero passato che, pregno di idee forti e di fanatismo (da Fanum) fu però sempre caratterizzato da larghezza di vedute: vedasi la presa di posizione contro la repressione dell'Autonomia il 7 aprile del 1979...

Ci sarebbe molto da argomentare sulla crisi morale e intellettuale della cd. destra radicale che oggi, fatte salve poche e belle eccezioni, non riesce più ad aderire alla realtà né a produrre una critica politica. Se, in assenza di qualsiasi radicamento e di qualunque prospettiva, nella diatriba fra gli stalinisti in doppio petto e l'antico ribelle, la comitiva estremodestra dicesse: "l'uno vale l'altro, li detesto tutti" ci si potrebbe anche stare. Ma che possa giungere a schierarsi con i comunisti di potere contro i comunisti d'opposizione è veramente un segno preoccupante che mostra eloquentemente il livello nel quale si riesce a sprofondare quando ci si abbarbica pervicacemente al rifiuto di mettersi in discussione e di produrre rivoluzione culturale e strutturale.

È come se i residui di un mondo, privati della bussola del proprio foro interiore, dovessero per forza definirsi specularmente all'altra esterma della politica-spettacolo. Oscillando i più tra ingiustificati complessi d'inferiorità che sfociano talvolta nella sindrome di Stoccolma e un'intolleranza nevrastenica d'importazione Wasp, sono sempre in minor numero coloro i quali riescono invece a vedere le cose con freddezza e con precisione, comportandosi di conseguenza in nome sia della giustizia che del calcolo. Ed è per questo che ogni giorno che passa, a destra come a sinistra, aumenta il numero delle persone che recitano una parte ma amano sempre di più il Grande Fratello. E i suoi divieti: tutti!



Gabriele Adinolfi
cofondatore di Terza Posizione
vent'anni esule per reati ideologici




permalink | inviato da il 9/3/2007 alle 14:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa



21 settembre 2006

"CHI E' CAUSA DEL SUO MAL PIANGA SE STESSO"

anche se mi dispiace spero che questo sia solo l'inizio, non nascondo che la notizia in qualche modo mi abbia fatto anche godere, nel vedere tutti quei bigotti, perbenisti, buonisti  e pacifinti essere maltrattati, irrisi, e sbeffeggiati, così forse capiscono che le bestie sono bestie e come tali vanno trattate, che la libertà è un bene prezioso, bisogna guadagnarsela, non va gettata a cazzo di cane, nemmeno la si da in dote, non è un diritto acquisito e non tutti la meritano; non bisogna dare le nostre perle ai porci, primo non se ne fanno un cazzo, secondo non ci saranno riconoscenti e terzo rischiamo di rimanere senza perle da dare a chi veramente le merita.

Mentre i pacifinti facevano girotondi, marcette e caroselli carnevaleschi vari, il nemico se la rideva nel vedere con che razza di coglioni avevano a che fare; mentre il vecchio guerriero che non ha mai abbandonato la sua armatura, che non ha mai perso di vista o dimenticato chi fossero i nemici e quali fossero i pericoli a cui si andava incontro, ha continuato a tenere luccida l'armatura e ad affilare il ferro, solo che a sto' giro il guerriero non farà la guerra per il popolo imbelle, vile e pecora, si tiene pronto a vendere cara la sua pelle e quella dei suoi cari, mentre della pelle del popolo se ne fotte.

"Chi è causa del suo mal pianga se stesso"


il vecchio guerriero lo sa e non lo dimentica mai: Si vis pacem, para bellum

UN GRUPPO DI MUSULMANI IRRIDE I FEDELI DAVANTI A UNA CHIESA DI MONCALIERI

Da domenica a questa parte quì a Torino bande di arabi picchettano le Chiese in entrata e in uscita, maltrattano i fedeli e cercano lo scontro o peggio.

Da www.lastampa.it

Don Ruggero Marini, parroco di Santa Giovanna Antida, è arrabbiato, ma non perde la calma mentre racconta quello che è successo alla messa di domenica scorsa.

Davanti alla sua chiesa, c’erano quattro arabi che ridacchiavano e sfottevano i fedeli: «Ma che ci andate a fare a messa? Non avete visto cosa ha combinato il vostro Papa?».

Cose brutte. In questo momento, bruttissime. Segnali di tensione. La polemica per il controverso discorso del Papa è arrivata fino a borgo San Pietro, 23 mila abitanti: un quartiere di Moncalieri alle porte di Torino dove, paradossalmente, le culture si intrecciano reciprocamente. In corso Roma, in una zona operaia a ridosso di piazza Bengasi, succursale della grande migrazione dal Meridione degli Anni ’60, ci sono due chiese cattoliche e una moschea nata, in un deposito di vendita alimentare, come abuso edilizio poi sanato dal condono e ora pronta a raddoppiare i locali di preghiera. «Qui dove c’era reciprocità, dove la comunicazione tra uomini di strada non è mai mancata a dispetto dei dogmi cosi irremovibili nei vertici delle religioni – dice don Marini – per la prima volta registriamo segnali pericolosi».

E’ uno sfogo lucido: «Sa qual è la cosa più brutta? Che non sono nemmeno riuscito ad andare a parlare a quelli lì. Gli avrei detto che la mia chiesa non è terra di conquista per fanatici, ma spazio di dialogo e preghiera aperto a tutti».
Ed ecco un po’ di cronaca: «Domenica mattina erano in quattro, mai visti prima. Si sono appoggiati alla cancellata della chiesa e si sono messi a sbeffeggiare i miei parrocchiani». Le pare normale? «No, sono gesti vili e allo stesso tempo sintomi gravi di come sia aumentata la voglia di sottolineare le differenze, le peculiarità di religioni diverse. Laddove prima c’era il linguaggio della carità che univa, oggi ci sono segnali contrari. Parlo di una comunicazione sempre più inquinata dagli eventi internazionali. Il rischio – aggiunge il parroco - è che diminuiscano quelli che cercano punti di contatto e aumentino quelli che sottolineano le differenze. Questo segnale io l’ho colto, in questo borgo comincia ad andare così».

Ma alla domanda sul perché non abbia chiamato i carabinieri, la risposta di don Marini lascia trapelare tutto lo sconforto di chi si sente abbandonato: «La prossima volta lo farò. Stia certo che non permetterà più a nessuno di offendere i ministri di Dio e i suoi fedeli. Anche se il rischio è che non serva a nulla».

Perché simili fatti non si ripetano, spiega don Marini, sarebbe necessaria una maggiore tutela dei cittadini, dei credenti: «Se io faccio una denuncia, e i responsabili non vengono neppure perseguiti, se le forze dell’ordine non possono fare nulla, allora a che serve? Simili comportamenti devono essere bloccati sul nascere. Io non ho mica paura di denunciare questi quattro per le offese ricevute. Qualcuno mi deve spiegare però che fine fa il mio gesto e quali risultati porta, se poi finisce tutto in una bolla di sapone».




permalink | inviato da il 21/9/2006 alle 17:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa



18 settembre 2006

Marte senza Venere

Napoleone lo considerava un suo modello: uno dei grandi capitani della storia, con Alessandro Magno e pochi altri. E come Alessandro Magno, anche lui godeva fama di omosessuale: lo chiamavano «Marte senza Venere», oppure «Madame Sodomie». Ma in battaglia Eugenio di Savoia non faceva la parte dell'effeminato

Eugenio di Savoia, o meglio, Eugenio von Savoye, come il principe firmava la sua corrispondenza con l’intento di sottolineare il suo triplice carattere di italiano per provenienza famigliare, di francese per formazione culturale e di austriaco per nazionalità.

Eugenio, nato nel 1663, era figlio di Eugenio Maurizio di Savoia Carignano, conte di Soissons, generale di Luigi XIV, e di Olimpia Mancini, nipote del cardinale Mazzarino, amica d'infanzia del re di Francia.  La sua figura è l’immagine tipica del principe dell’epoca barocca, tutto parrucca, splendidi cavalli, palazzi superbi e ostentazione di ricchezze.

Nonostante la sua statura piccola ed l’espressione non proprio convincente, aveva avuto l’ardore di presentarsi a Versailles, al cospetto del Re Sole per chiedere di essere messo alla prova come comandante in battaglia. Il rifiuto da parte di Luigi XIV, scontato visto la sua giovane età (aveva allora 19 anni), lo offese al punto tale che una notte scappò da Parigi col cugino Turenne, entrambi travestiti da donna per eludere la sorveglianza.

Si lasciava alle spalle la Francia dei nobili dall’aspetto sfarzoso e del popolo in sommossa per la scarsità del pane, ma anche una marea di pettegolezzi sul suo conto e più in particolare sul suo orientamento sessuale, a dire il vero non troppo celato.

Era infatti risaputo che fosse omosessuale, al punto che gli fu affibbiato, per soprannome, il nomignolo di una nota prostituta parigina, madame Lausienne.

Quella dei soprannomi fu un po’ una costante caratteristica che lo accompagnò nell’arco di tutta la sua vita e si hanno notizie dei vari appellativi indirizzatigli per schernire le sue abitudini sessuali: “Madame Simonie”, “Madame Sodomie”, “Madame Putanà” e, volendo conservare il rispetto dovuto alla sua grandiosa figura, “Mars ohne Venus”, ovvero “Marte senza Venere”.

Liselotte del Palatinato, principessa di Heidelberg e moglie del duca Filippo d’Orleans, fratello del Re Sole, abitava allora a Versailles e descriveva la società di corte come con la ricchezza di particolari e la morbosità tipiche di un rotocalco rosa dei nostri giorni. 

La nobil donna notò il giovane Eugenio e scrisse nei suoi appunti che “il piccolo scapestrato… non si sarebbe mosso per le donne, essendo preferibili un paio di bei paggi”.

La sua richiesta di essere messo alla prova come comandante in battaglia venne accolta da Leopoldo I d’Asburgo, forse per necessità di ufficiali, dal momento che Vienna era assediata dai turchi e già si dava per imminente la trasformazione del campanile del duomo di Santo Stefano nel minareto di Vienna.

Eugenio stupì tutti per il suo coraggio e la sua determinazione, sbaragliando gli ottomani di Maometto IV guidati dal Gran Visir Karamà Mustafà.

I generali conducevano la guerra seguendo schemi tradizionali e tenendosi lontano dalle truppe, ma Eugenio di Savoia giocava sull’iniziativa della sua fantasia e sul suo intuito, combattendo di prima persona ed incitando con l’esempio i suoi soldati.

Da allora la sua carriera fu un susseguirsi di successi e in tutti gli scenari di guerra nei quali fu coinvolto risultò straordinariamente vincitore. Le sue gesta fecero il giro per tutta l’Europa e la sua azione fu determinante in combattimenti come la guerra contro l’espansionismo francese, la Guerra di Successione spagnola,la presa di Belgrado, la liberazione di Torino  e molte altre battaglie.

Nonostante dedicò gran parte della sua vita alla guerra, lo scopo della sua lotta era e rimaneva la pace.

Eccelse in politica, seppe destreggiarsi con acutezza e perseveranza, dimostrando grandi doti nel campo della diplomazia internazionale e nel rapportarsi con i monarchi di tutta Europa.

Vi è un curioso episodio legato alla visita di Pietro il Grande a Vienna nel 1698: lo Zar diede una festa in maschera dove invitò Eugenio, il quale si presentò, come citano le cronache di allora,  “col numero 49, da servo che non aveva mai conosciuto nessuna ragazza”.

Fu un uomo di grande lignaggio, Mecenate di artisti, bibliofilo ed amante della bella architettura; si fece costruire sontuosi palazzi e castelli in Austria e i Ungheria, fra i quali il più famoso è il “Belvedere” di Vienna, meraviglioso nel suo stile barocco e ricco di opere d’arte dal valore inestimabile.

Fuggito da Parigi senza il becco di un quattrino, Eugenio era ben presto diventato un uomo straordinariamente ricco, con un grande prestigio e una moltitudine di cariche amministrative e militari.

In battaglia si buttava nella mischia (venne ferito nove volte) e divideva con i soldati le difficoltà delle campagne e le glorie che ne conseguivano; per il mondo civile venne ad essere il re delle “honnete homme”, e per la sua munificenza venne chiamato “Principe Sole”.

Non disturbava, a corte, il fatto che non frequentasse donne o che non fosse sposato. Ci fu chi imputò ciò al fatto che era un credente molto devoto e che già da giovane era stato destinato alla vita monacale (fra i molti titoli onorifici, vi è anche quello di abate laico), ma in realtà Eugenio di Savoia era un omosessuale risaputo ed addirittura un misogino dichiarato.

Si diceva che fosse particolarmente intimo del Marchese de la Moussaye e che una volta, mentre essi erano in intimità al mare, vennero sorpresi da una tempesta. Il marchese assicurò il principe dicendogli di non preoccuparsi, poiché in quanto “sodomiti e destinati a perire solo con il fuoco”.

In tarda età abitò in casa sua la contessa Eleonore Batthyany, figlia del cancelliere von Strattmann; la loro fu un’amicizia profonda e niente di più, tanto che non trovarono fondamento i pochi pettegolezzi su un loro eventuale rapporto più intimo.

Voltaire, anni addietro, aveva alluso alla presunta bisessualità del diciassettenne Eugenio, riferendo che una sera il principe, ubriaco, era stato a letto prima col commediografo Dancourt e quindi con sua moglie, ma non si hanno notizie di altri rapporti d’amore o anche solo di rapporti sessuali con persone del sesso opposto.

Alla sua morte, avvenuta nel 1736, i funerali furono solenni, il suo corpo venne sepolto nel Duomo di Santo Stefano ed il suo cuore nella basilica di Superga, da lui voluta per celebrare la scacciata delle truppe francesi da Torino.

Fu una grande figura che visse a cavallo fra il XVII ed il XVIII secolo e, nel suo caso, si può proprio dire che se l’Europa non venne invasa dai turchi, lo si dovette ad… un Marte senza Venere.

 

Fonti:

Franz Herre – Eugenio di Savoia – Garzanti 2001

McKay Derek - Eugenio di Savoia. Ritratto di un condottiero (1663-1736) – Sei 1989

Gay, lesbiche e bisessuali nella storia (sito)

Schwulencity.de (sito)

 

Nelle foto: 

Eugenio di Savoia, foto di Giovanni Dall'Orto

Il Belvedere Superiore di Vienna

Statua di Eugenio di Savoia a Vienna, opera di Anton Dominik Fernkorn,1865

Tomba di Eugenio di Savoia, foto di Giovanni Dall'Orto

Tratto da: www.oliari.com




permalink | inviato da il 18/9/2006 alle 13:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa



19 giugno 2006

A Torino impazzano le Vespa del 40° raduno internazionale

18 giugno 2006  Torino non è solo la scandalosa citta del gay pride, per fortuna la mattina prima che la carnevalata dei pigliainculo cominciasse, oltre tremila vespisti si sono dati appuntamento in Piazza Castello, per festeggiare il 60° compleanno della Vespa.  

 

 

Oltre 3.200 vespisti da tutto il mondo

 

Niente paura: la Torino affollata di Vespe non pungeva, mostrava soltanto le leggendarie due ruote dello scooter più famoso del mondo, accorse nel capoluogo piemontese per il grande raduno internazionale dedicato alla Vespa. Il 40° raduno internazionale della sua storia, il primo da quando è nato il Vespa World Club lo scorso 14 marzo. Vespa che festeggia quest'anno i 60 anni dalla nascita e al raduno torinese dello scorso fine settimana sono stati oltre 3.200 i "vespisti" che vi hanno preso parte, provenienti da 20 Paesi, persino da Dubai.

 



Prodotta a partire dal 1946, e da allora in 16 milioni di esemplari, la Vespa rappresenta il sogno di libertà dei ragazzi di ogni generazione, l'emancipazione della mobilità "con le ali sotto i piedi" come cantavano i Lunapop qualche anno fa. Una libertà che è straripata nella tre giorni torinese, densa di appuntamenti, con mercatini e mostra dedicata a lei, l'inseparabile co-protagonista delle "vacanze romane" di Audry Hepburn e Gregory Peck. Molti gli itinerari turistici proposti dall'organizzazione, con 168 volontari che hanno condotto i vespisti alla scoperta di Torino e dei dintorni, come la Palazzina di caccia di Stupinigi, Superga, la Reggia di Venaria. Grande parata domenica, con 20 Vespa storiche dell'associazione nazionale dei Carabinieri.

 

 

Che la Vespa sia nata sotto una buona stella ce ne si accorse fin dagli anni 40. La sua leggerezza, il suo senso di mobilità accessibile, aveva fatto comprendere a Enrico Piaggio la particolare atmosfera che emanava da questo scooter. E insieme al giornalista sportivo Renato Tassinari, Piaggio individuò subito le potenzialità del mezzo, contribuendo a far nascere i primi club, tanto che già nel 1948, appena due anni dopo la nascita, per la Vespa si organizzò già un raduno-rally in occasione della Fiera Campionaria di Milano. Nel 1951 si celebrò la "Giornata Italiana della Vespa": accorsero in 20 mila. Da allora e nel pieno del boom economico, la Vespa diventa un fenomeno di costume. Nel 1953 nacque il Vespa Club Europa, che raggruppava i fans di una dozzina di Paesi europei, chiuso soltanto il 14 marzo scorso, quando è stato inaugurato il Vespa World Club, con Presidente Roberto Leardi.

 

 

Oggi la Vespa è più viva che mai, annusa il grande rilancio che si deve alla gestione Colaninno della Piaggio, prossima oramai a quotarsi a Piazza Affari. Nel listino attuale della Vespa ci sono 5 modelli: la classica PX con ciindrata 125 e 150; la LX da 50, 125 e 150 cc, a due e quattro tempi; la GT 200L e 125L; la Vespa GTS i.e. e le serie speciali GTV, LXV e GT60, quest'ultima in edizione anniversario e realizzata in sole 999 unità.




permalink | inviato da il 19/6/2006 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia     marzo       
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom