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1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

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18 novembre 2014

Appello ai giovani europei

LéonDEGRELLE

Contro i buffoni democratici Anche noi avemmol’età di 20 anni. Quei giorni non rinverdiranno più, pur vibrando i nostrianimi ed i nostri cuori finora delle idee e degli slanci spirituali che ancorainfiammano, indubbiamente, anche voi, giovani camerati nostri europeid’oggigiorno. Ferventi nazionalisti, noi sconvolgemmo – fin nel più intimodella sua coscienza – l’animo della nostra Patria, volendo recuperarla daipantani politici, in cui stava soffocando, restituirle fiducia nella suamissione, rimettere ordine nelle sue istituzioni, ristabilire la giustiziasociale nel quadro di un’indissolubile collaborazione delle classi e realizzaresoprattutto la rivoluzione degli animi che avrebbe liberato gli uomini delmaterialismo assillante. Nel giugno ‘41, poi, echeggiando le scampanate da uncampanile all’altro, schioccò l’ora delle grandi possibilità europee. Soldato sempliceprima, in seguito – caporale, sergente, ufficiale e poi Comandante la 28aDivisione Waffen SS Vallonia, come centinaia di migliaia di volontari delvecchio continente nostro, contribuii, sul fronte Est, alla creazione –inizialmente poco compresa, pur essendo inevitabile – d’un’Europa che avrebbefederato delle forze diverse, eppure reciprocamente complementari delle nostrePatrie, minacciate allora di morte dal comunismo sovietico, il quale sin dal1917 accanitamente aspirava a far passare sotto il suo knut tutti i popoli delmondo intero.

Dapprima, certo, noi tutti, combattenti nontedeschi, eravamo molto differenti da un Paese all’altro: spagnoli, norvegesi,francesi, bosniaci, neerlandesi, estoni; le dure prove e le sofferenzesostenute, però, ci ravvicinarono rapidamente a vicenda, sigillando poi lanostra unità. Amicizia, ma diversità. L’Europa respirava in noi, e, passata labufera, ciascuna delle nostre Patrie, fiera dell’onore riscosso dalle sue armie del sacrificio offerto dai suoi morti, fece risplendere e magnificò lapersonalità del proprio popolo nel fascio delle nostre civilizzazioni riunite.Sconfitti e drappeggiando i tamburi, noi quell’Europa nostra nascente del ‘42,la vedemmo dopo il ‘45 raggrinzarsi nella banalità e mediocrità ed abbandonarsiperdutamente ad un furioso bisogno del godere, senza neanche indovinarnel’effimera fragilità. E ciò le offuscò l’animo, decomponendone lecaratteristiche morali e spirituali. Domani va ricostituito il tutto. Questadevozione alle nostre Patrie e all’Europa che le federava, noi, vostripredecessori della Seconda Guerra Mondiale, la pagammo terribilmente cara:fummo trattati con le forche, incassammo mille colpi e conoscemmo i ruscellid’amarezza; ci si mescolò col fango, si assassinò le persone a noi più care, cisi braccò ovunque con una rabbia demoniaca. Eppure la nostra fede è rimastaintegra, e non solo: resistendo a tutto, non rimpiangiamo nulla. Malgrado che inostri corpi siano invecchiati, se ritornasse l’occasione di rialzare le nostrebandiere, ripartiremmo senz’indugio, ubbidendo al richiamo del dovere con lostesso vigore, lo stesso piacere e la stessa risoluzione mai sgretolati. Alpresente, se ancora bisogna che morsichiamo le redini nel profondo d’un esiliotanto interminabile, quanto crudele, noi rimaniamo e rimarremo, cari cameratid’Europa, vostri compagni fino all’ultimo respiro nostro.

A dire il vero, neanche voi avete oggi lavita facile. In tutti i paesi, infatti, i giudici indaffarati e servili,schiamazzanti e gloglottanti, vi trottano alle calcagna – tutt’uno sventolio disottogonne,– reinventando quotidianamente il Codice civile e quello penale perscoprire – democraticamente, ben certo! – dei nuovi pretesti che consentanod’ingabbiarvi nei loro ergastoli e sopprimere con le ammende aggrovigliatecoloro che non accettino di baciare la pianta dei piedi di quella viragosacrosanta che è la loro «democrazia» da minchioni. Tutto il sistema delleacrobazie del parlamentarismo poggia, effettivamente, sul mantenimento deirispettivi riti, e centinaia di deputati in quella ladroneria dei minestraielettorali vengono eletti o rieletti, solo se appoggiati da una rastrellatapreliminare di milioni, centinaia di milioni, e a volte persino di miliardi,che assicurano la sopravvivenza e l’imballaggio finanziario della loromacchineria elettorale. Le folle ben sazie dell’andazzo credono sempre meno intali pantalonate, in cui per avere un uovo si deve dare un bue. Scovati nellaloro tana, le greggi dei politicanti, visibili dappertutto, sono ridotte allostremo, dibattendosi sui pruni. E si vota sempre meno, perché non ci si credepiù da nessuna parte a quelle strepitose promozioni con agganci giusti. Non siraglia più assieme ai somari. Nei nuovi stati liberati dell’Est, in Polonia, p.es., la quale dovrebbe ancora provare meraviglia per il regaluccio«democratico» del tutto recente, il 65% dell’elettorato non vi si è presentatoper votare! Idem in Ungheria! Quanto al Libano,gli elettori ci si sono dichiarati in sciopero! Nella Francia del ‘92 l’assettoufficiale del governo è costituito solo dal 18% dei votanti, dai socialisti,cioè.

Tali fratonzoli luminai buoni a nulla e dallospirito a tracolla difendono con un furore pressoché ridicolo il loro poteresempre più traballante. Ma osar rinfacciargli direttamente nel muso, che leloro compagini governative sono foderate di fatture fasulle e nutrite diestorsioni con la copertura del sangue di emofiliaci e che nel Belgio, inparticolare, un ex primo ministro socialista di nome COOLS e dalle mani rapaciè stato fatto secco dal sicario d’uno dei suoi colleghi ministerialispecializzato nei racket, vi costa seduta stante esser considerato «criminalefascista». Far notare che i 9 decimi dei parlamentari, ignoti e incapaci, nonservono assolutamente a niente, se non ad intascare i lauti guiderdoni, vitrasforma in un intollerabile guastafeste! Agli oppositori, che denunciano lasterilità delle fandonie prodotte dalle assemblee di 300, 400 oppure 500 crani(il più spesso – vuoti!), gli s’impedisce ogni accesso costruttivo alla TV,così come ai comizi di massa, ove potrebbero fornir lumi al popolo fregato. Perdifendere di fronte alle sciocche folle la propria verginità democratica, imeschini intrigantelli del regime rivestono pomposamente i loro tripponi con lasciarpa ufficiale rossa bianca e blu e radunano le orde dei parassitimultirazziali e multicolore, affluiti alla rinfusa dai loro desertibruciacchiati!

E ovunque: negli ambiti politico, sociale,economico e morale,– c’è pandemonio; stando alle ultime inchiestegiornalistiche, infatti, il 68% dei francesi si dichiarano schifati. Ogni paeseè oppresso da imposte folli che smorzano qualsiasi voglia di creare il nuovo.20mila funzionari irresponsabili e altezzosi, mai eletti da nessuno, incoronanodella loro impotenza mezz’Europa – quella tremolante e quella del MercatoComune autocratico, sballottato nelle crisi a ripetizione e soffocato pergiunta dai reucci sindacali, i quali stanno a maneggiare solo le petardedemagogiche. Non ci si produrrà mai altro che uova covate. Da spaccamontagne,il Mercato Comune trascina pietosamente dietro alle sue scemenze 16 milioni didisoccupati irrecuperabili. Voi, giovani ragazzi e ragazze dell’Europa reale,volete sostituire questo sperpero e furfanteria rovinosa con un’unione di statisani sotto l’autorità d’un vero capo benamato, rispettato e liberamente sceltodal popolo. Tale unione sarà socialmente giusta e razzialmente protetta. Essasola porrà fine alla dominazione arbitraria, agli assalti da dragoni e battibecchidegli usurpatori, che non meritano neppure l’acqua che bevono e che hannoapprofittato della disfatta del ‘45 per fare i rodomonti, mentire ogni giorno,inebetire i popoli e addomesticarli.

Ma toccare l’onnipotenza dei pascià«democratici», rimestando gli intrighi nei loro panieri di chiocciole, vuoldire maneggiare la dinamite. E spesse volte ne avrete piene le tasche, dovendosfidare tanti scrocconi e parassiti. Ma ciò non è d’ostacolo, bisogna essercipronti, munirsi d’una costanza incrollabile e mai commettere azioniriprovevoli. Il popolo ha da sapere, che i princípi della nostra dottrina:responsabilità, tenacia, purezza e competenza d’un potere forte, cooperazioneintelligente delle classi, esaltazione delle virtù fondamentali della società,–sono indispensabili. La vita vale, solo se è tesa verso la perfezione e lagrandezza. Noi crediamo nello splendore delle stelle. La caccia all’uomo, chesubite alla fine del nostro secolo, e le mordacchie, che vi occorre mandar giù,noi – vostri predecessori – le abbiamo conosciute come voi, o, può darsi,persino più di voi.

Parecchie volte pure noi siamo stati privatid’ogni uso delle libertà pubbliche, e il nostro coraggio poteva perdere vigore.Così, mentre che un milione di belgi, p. es., sceglieva il rexismo, e nel ‘36sotto la mia bandiera 33 deputati e senatori venivano democraticamente elettial sufraggio universale, dal ‘36 al ‘40 noi non potemmo mai utilizzare neancheuna volta la radio ufficiale che era però a disposizione di tutti i partiti, iquali bazzicavano la baraccaccia parlamentare! Sin da prima della SecondaGuerra Mondiale tale era l’intolleranza imbecille e il lavaggio dei cervellinelle «democrazie»! E da allora eravamo degli appestati, in quanto volevamosostituire un regime corrotto, anarchico e rovinoso con uno stato pulito, fortee popolare. Ed anche perché – oh massimo reato! – rifiutavamo d’essere complicinello scatenare la Seconda Guerra Mondiale «inutile e imbecille» (come lodiceva SPAAK), che i guerrafondai del marxismo e dell’ebraismo mondiale,sostenuti da un ipercapitalismo apolide dagli appetiti canini, imposero – perodio e fifa – all’Europa del settembre ‘39.

Quell’enorme guerra civile, dovemmoaffrontarla soprattutto, quando, risoluto di trasformarsi l’Europa insanguinatadel ‘40–‘41 in un pasticcio prima scelta, il comunismo si mosse verso i nostripaesi occidentali. Lottammo tenacemente, offrendo – durante quegli anniterribili – la nostra giovinezza ed il nostro sangue; conoscemmo il freddo, lafame e le interminabili sofferenze nelle immense distese ghiacciate del fronteEst. Parecchi milioni dei nostri compagni d’armi caddero, e migliaia deglialtri – dopo tanti sacrifici – resistettero per lunghi anni agli orrori delleprigioni in propria Patria. I farabutti della birbantocrazia cosiddetta«democratica» parlano spesso ai creduloni delle crudeltà di allora, prendendo,però, una grande cura di addossarle ai propri avversari! Quanto alle crudeltà,è proprio l’URSS, alleata carinissima, che – battendo tutti i primati – leperpetrò sin dal 1917 nei confronti di decine di milioni di persone sul suoproprio territorio Gli inglesi, i primi arrivati al di là dell’OceanoAtlantico, ed i nuovi americani venutici su – negli USA nuovi fiammanti – vi cifecero la mano, massacrando più di 4 milioni d’indiani d’America (200milasopravvissuti sui 5 milioni) al fine di estirpare quella razza tramite ungenocidio così enorme; e bollarono per giunta parecchi milioni di neri,stampigliando sulla loro carne il marchio di schiavitù. Sempre loro in Europa eAsia inaugurarono fra il ‘41 e il ‘45 la loro unica tattica della guerra nelXXÿ secolo – terrorismo,– sterminando centinaia di migliaia di civili coipropri bombardamenti elefantiaci di Amburgo, Colonia, Berlino, Dresda e poiHiroshima e Nagasaki. Erano sempre loro quelli che dopo l’8 maggio ‘45consegnarono alla tirannide dei Soviet – per circa 50 anni – i 100 milioni deinostri compatrioti dell’Est! E ancora una volta furono proprio loro che fra il‘45 e il ‘46 fecero perire di miseria e fame – nei propri campi nel terzo Reiche in Francia – un milione di prigionieri tedeschi, mentre i depositistatunitensi straripavano dei viveri lasciati deliberatamente inutilizzati.Sono loro, infine, che dopo la guerra permisero che parecchi milioni di civiliin fuga – prussiani, slesiani, tedeschi, svedesi – fossero sterminati nel corsod’una «purga razziale» terribilmente selvaggia! Gli statunitensi, gli inglesi ei loro amici russi – recentemente rimbiancati con la lavatrice! – ben possonodenunciare il razzismo dei serbi che assassinano le popolazioni civili dellaCroazia e della Bosnia per poter possedere dei nuovi territori «razzialmentepurgati»: ciò non è che una ripetizione matematica degli stermini perpetratidalle «democrazie» nel quadro del genocidio di oltre 4 milioni d’indiani inAmerica e poi – dopo la Seconda Guerra Mondiale – sui territori confiscati allostato tedesco! Al presente si sanno le orribili cifre: circa 2 milioni e280mila rifugiati del terzo Reich perirono sulle strade dell’esilio, morendo difame o assassinati dai sovietici e dai loro luogotenenti; altri 80mila furonodispersi; più d’un milione di sopravvissuti furono deportati in Siberia. Questifatti abominevoli sono dettagliatamente descritti dallo storico Jacques de LAUNAYnel suo celebre libro «Il gran crollo» /«La Grande Débâcle»/. E’ comprensibileche nel ‘92 in Croazia e in Bosnia gli statunitensi e gli inglesi – intanto chei russi stavano proprio rimpicciolendosi! – si sono opposti ai conquistatorijugoslavi, ricorrendo a sole palinodie. E’ quello che facevano gli stessi serbie avevano fatto o lasciato fare i loro cari alleati sovietici – a parecchieriprese e su vastissima scala! Quelle lacrime ipocrite, le versavano dei vecchicoccodrilli. I serbi nel ‘92, svuotando della popolazione civile le terre daloro invase, altro non erano che imitatori modesti! I loro maestri sono statiSTALIN, CHURCHILL e ROOSEVELT – maestri sterminatori della prima metà del XXÿsecolo.

Guerre terroristiche e l’imperialismostatunitense E ancora, se le truppe della Seconda Guerra Mondiale consistesseronon di soli omicidi occasionali! Ma dal ‘45 in poi si ha visto incessantementeriprodursi la tattica devastante della guerra terroristica, dovunquel’imperialismo statunitense abbia voluto imporsi. Così era nel Vietnam, condelle orde di donne e bambini, i quali, tutti nudi e bruciati vivi col napalm,fuggivano lungo le autostrade! Oppure in Iraq, ove 100mila o ben 200mila (nonsi sa, in effetti, quanti con esattezza!) civili sono stati sistematicamente esenza rischio alcuno falciati dalle mostruose raffiche terroristiche deimissili USA comandati dai computer! Come mai?... Per conservare intatti tantola macchineria medievale e razzista del paese barile fabbricato poco fa dagliinglesi – il Kuwait, quanto gli emiri leccapiedi, rapaci quanto grifoni,foderati di miliardi di dollari USA e detentori ufficiali dei pozzi petroliferisì cari ai gangster dell’ipercapitalismo statunitense – carnefici e spillagranaeterni! Saddam HUSSEIN, capo incontestabilmente popolare dell’Iraq, volendorecuperare quella provincia perduta dell’antica Mesopotamia e gestendo,anzitutto, uno stato solido in una regione straricca di petrolio, agli occhidei capocci statunitensi era un seccatore da stanare, da sgozzare, da tirar giùdalla pertica! Le provocazioni iniziavano in primavera ‘89.

Occorreva, poi, riuscire a raggirare SaddamHUSSEIN, spingendolo ad un intervento che avrebbe fornito una parvenza di scusaper un’offensiva militare. Certo che la creazione artificiale e di freschissimadata (‘62) dello stato di Kuwait fu inventata del tutto appositamente permantenere sotto il controllo angloamericano i pozzi petroliferi, da cui inquella regione il petrolio sgorga in sovrabbondanza. La formazione di quelKuwait fu escogitata altrettanto per sbarrare l’accesso principale al petrolioiracheno dalla parte del golfo Persico, dato che l’isola di Bouliban –principale ostacolo per le esportazioni del petrolio iracheno – è possedutaappunto dal Kuwait. Nel ‘69 il Kuwait accordò la cessione di quest’isolaall’Iraq per 99 anni, ma un anno dopo il Kuwait, ripreso dagli statunitensi edagli inglesi ed in preda al timore, ne fece disdetta. Conversando di questiproblemi con Saddam HUSSEIN il 25 luglio ‘90 l’ambasciatore statunitense AprilGLAPPI appariva comprensibilissimo, come se il ritorno iracheno nel Kuwait glisembrasse assai normale, e Saddam HUSSEIN allora credette che la tremendacampagna propagandistica mendace condotta in USA contro di lui nei mesiprecedenti, fosse stata smontata, ed è così che cadde nel tranello diplomatico.Sicché il 2 agosto seguente egli recuperava quasi liscio liscio senz’intoppo ilKuwait, il cui Emiro s’era gloriosamente messo i piedi in capo alla primarotolata dei carri armati iracheni! Il caso, cioè, era abbastanza banale esimile a decine di quelli altri, accaduti precedentemente in terre arabe: nelLibano, parzialmente occupato dalle truppe israeliane, senza che nessuno lericacciasse nel loro covo; in Giordania, alla Mecca, nello Yemen e pure inSiria, di cui erano state invase le Alture di Golan; senza scordare le terredegli Hashimiti! Ma stavolta Washington, trovando l’occasione tanto sognata diaffermare in Oriente la propria supremazia, sbalordiva l’universo mondo con lestridenti urla. I barili di petrolio furono tenuti ben celati in retroscena: sisarebbe trattato, invece, di salvare la Libertà! il Diritto! la Civilizzazione!E chi è che non vi ci si sarebbe precipitato, udendo risuonare gli appelli ditanta virtù?... Ognuno su questa terra fu invitato a quell’hallalì, a cuiaccorsero i ficcanasi benintenzionati da tutte le latitudini, essendone i piùzelanti proprio i rivali arabi – nella speranza di poter subentrare a SaddamHUSSEIN... in cambio dei dollari USA, beninteso! Nell’Egitto, affrettatosid’accettare tal invito, BUSH annunciava la promessa di passare la spugna sui 7milioni di dollari, dovuti agli USA da quel paese, se esso li avesse seguitinell’impresa! Si correva l’estremo pericolo – delucidava Washington, intantoche a firma di W.SAFIRE l’«International Herald Tribune» arrivava persino adaffermare che da un momento all’altro su Nuova York, ci poteva cascare unabomba atomica di Saddam HUSSEIN!... Portataci nientemeno che dal diavolostesso, sicurissimamente! Ed il 15 gennaio ‘92, allorché tutti erano pronti, siscatenò la carneficina della guerra: in alcuni giorni le spaventose armi delSig. BUSH, mille volte superiori a quelle che avrebbe potuto mai procurarsiSaddam HUSSEIN, sterminarono migliaia di civili dappertutto in Iraq; il Kuwaitfu ripreso quasi subito e senza ricorrere ai grandi combattimenti. Eppure, soloa malapena il Re d’Arabia Saudita ottenne allora dal suo compare statunitensenella ventura, che si fermasse il massacro, giacché era raggiunto l’obiettivo ufficialeipocritamente proclamato in precedenza da BUSH sull’«International HeraldTribune», e cioè: «Il nostro scopo non è la conquista dell’Iraq, bensì laliberazione del Kuwait.

Tale liberazione rimise il Kuwait sotto ladominazione petrolifera degli USA, lasciando quello stato fantasma impegolatonel Medioevo vero e proprio, come prima. Ed essa fu ottenuta con una catervad’armi terroristiche fornite dagli USA in un’abbondanza inaudita, e solo pervia di fare le folle bere le fregnacce da sballo. La notizia menzognera piùnefanda e abominevole spacciata agli statunitensi era quella della balla deibebè kuwaitiani. Su mille giornali fu lanciata la comunicazione, destinata asconvolgere migliaia di persone: in Kuwait 300 bebè sarebbero stati tirati fuoridalle incubatrici ed assassinati! Il 17 gennaio ‘91 la rete TV statunitense CNN/Cable News Network/ ne fece la sua delizia; e tutta la stampa distillò lanuova in 7 milioni di copie: «La descrizione delle truppe irachene che tiranofuori i bebè prematuri dalle incubatrici ha disgustato la coscienza dellacomunità mondiale.» Esatto, e per attribuirci un carattere ancora piùmostruoso, BUSH ripeteva la storia dei bambini belgi, a cui i tedeschiavrebbero troncato le mani durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la vittoriadegli alleati nel 1918 non si poté mai dimostrare al pubblico pervasodall’indignazione alcuna di tali presunte vittime. – Per l’eccellente ragioneche non ne era esistita una sola! Nient’altro che lavaggio di cervello! BUSHconfirmò la frottola, corredandola persino di fronzoli in una nuova versione,sicchè la grande rivista francese «Identité» – su cui abbondano i professoriuniversitari ed i maestri della Sorbonne – dava spazio a questa truffa nel suoN 16 del ‘92: «Lo stesso George BUSH ha dovuto far eco al barbaro atto,dichiarando in Arabia Saudita: “I bebè venivano strappati dalle incubatrici escagliati per terra come legna da ardere”!» Immagini terribili, destinate apreparare l’opinione pubblica occidentale alla grande crociata a venire. Questofatto che indignò «l’opinione pubblica internazionale» servì pure di trama perun film e fu oggetto d’un rapporto dell’Amnesty international. Terminata laguerra, si ha appreso da una missione dell’Organizzazione Mondiale della Saluteguidata dal Dott.David CHIU, che si trattasse d’una montatura orchestrata dalladitta statunitense «HILL & KNOWTON» di relazioni pubbliche ed ordinatadall’Emirato del Kuwait – contro un ammontare di 60 milioni di franchifrancesi! Come mai i bebè? – Siccome bisognava «ottenere un effetto emozionaletale, che la gente approvasse le risoluzioni dell’ONU». E furono fatticomparire anche i testimoni falsi e le biografie fasulle, in particolare – latestimonianza straziante di una ragazza, presentata come rifugiata e che inrealtà era, invece, figlia dell’ambasciatore del Kuwait negli USA! Qui siraggiungono i colmi dell’ignominia! (ved. «Identité», N __ del ‘92).

E furon fertili di risultati, tali prese peri fondelli, sicché Saddam HUSSEIN fu battuto, ma solo parzialmente, al grandispiacere del Sig. BUSH, il quale nel novembre ‘92 senza avere scalpato ilSig. Saddam HUSSEIN, come se si trattasse d’un SIOUX dei tempi beati, in cui igloriosi antenati procedevano alle purghe razziali in USA, non poteva micapresentarsi agli elettori statunitensi ancora frastornati dal ricordo dei «300bebè strappati dalle incubatrici» e «scagliati per terra come legna da ardere».Facendo quaresima, il presidente statunitense BUSH non si sognò sin dal ‘91,che di rifarsi del brutto affare. E nel ‘92 – di nuovo – moltiplicò,cinicamente, i pretesti mirati a provocare un altro conflitto. Dapprima innondòl’Iraq d’inquisitori delegati dell’ONU, i quali pretendevano di far emergere daogni buco quelle armi d’una potenza fantastica, che venivano ascritte a SaddamHUSSEIN (mentre ne straripano gli USA!). BUSH esigeva addirittura di scavarlenegli scantinati del Ministero di Agricoltura iracheno, e i reperti videro laluce del sole, ma erano solo cavoli e patate! Le centinaia di schizzinosi inquirentidell’ONU conclusero, alla fine, le ben 14 ispezioni draconiane, affirmandoufficialmente nel rapporto finale da loro redatto, che le ricerche non avevanoreso nulla e che non gli risultava esistente alcuna prova di installazionimilitari. E neanche rintracciarono il famoso cannone lungo 2 chilometri edestinato, senz’ombra di dubbio, a far stornare al Sig. BUSH le palle da golf osbalestrare il suo monopattino fuoristrada. Rimasta la bichilometrica bombardaocculta agli occhi del mondo dopo un anno di inchieste accanite, al Sig. BUSH,gli occorreva escogitare un’altra scusa, e lo divenne l’affare degli sciiti...

Tali sciiti appartengono a un clan religioso,diverso dai sunniti, i quali sono musulmani ortodossi. Il tutto, d’altronde, èintricatissimo, scomponendosi gli sciiti in 6 sette differenti e i sunniti – in4. A 10mila chilometri di distanza, gretto, meschino e ignaro completamentedelle traversie politico–religiose degli iracheni, BUSH ritenne scaltrissimo daparte sua inviare dai curdi nell’Iraq Settentrionale e dagli sciiti nell’IraqMeridionale – alla vigilia della guerra del Kuwait – gli agenti CIA persobillare queste minorità contro il sunnita Saddam HUSSEIN, intendendo dirovesciare quest’ultimo in quattro e quattr’otto e spezzarne il paese in 3semistaterelli. Sin dal lancio del suo primo missile nel ‘91 BUSH aspettò,dunque, una rivolta simultanea. In realtà, invece, i curdi e gli sciitis’agitarono pochissimo. In barba alla doppia trappola e alla distruzione delsuo territorio, Saddam HUSSEIN da una barca di guai così neri, se la cavòbenone. I curdi del Nord rimasero con un palmo di naso di fronte ai turchi – iloro nemici mortali, ben decisi di stritolarli un bel giorno; e quanto aglisciiti del Sud scatenati dagli agenti provocatori yankee, erano di nuovoimpantanati, sguazzando da soli nelle spugnose paludi di Bassorah.

In piena guerra questo duplice tradimentodoveva avere, evidentemente, delle conseguenze sul terreno: furono, infatti,arrestati alcuni capoccioni sciiti; uno di loro – si affermava – sarebbe statoimpiccato. Triste, ma abbastanza comprensibile. Era ad ogni modo affarepolitico–religioso interno di uno stato, e riguardava solo il medesimo.Comunque, se sevizie ci furono, eran 100 volte meno severe del trattamento chei finti vincitori francesi e belgi – alleati degli statunitensi – fecero subirenel ‘44 e nel ‘45 a centinaia di migliaia di «collaboratori» trucidati in massao interminabilmente incarcerati (a Bruxelles il mio Capo dello Stato Maggioredella Divisione Wallonie, ufficiale d’una correttezza esemplare, figlio enipote dei Ministri della Guerra, languì in galera per 17 anni!). Nell’IraqMeridionale durante la Guerra del Golfo l’ayatollah Abolkassem KHOEI – peristigazione degli emissari statunitensi – ci costituì un Consiglio provvisorioche avrebbe dovuto sostituire l’Amministrazione centrale, e alla resa dei contila propria collaborazione, la poté ripagare con la fune di canapa che gli orlòla barba arrossata all’henna. Ma aveva 92 anni, si ritrovò meramente dentro una«residenza sorvegliata» e non gli doverono mancare cure o premure speciali: glisi procurò addirittura uno stimolatore cardiaco! Saziatosi degli anni, ilsant’uomo ha finito poco fa col rendere tranquillamente all’Iddio di Maomettola sua bell’anima particolarmente pugnace e battagliera. A paragonare ciò conl’ignominia che nel ‘45 in Francia conobbe il suo equivalente, gloriosoMaresciallo d’Armata PÉTAIN, diventato – sull’isola del Re – il più vecchioergastolano del mondo all’età di 95 anni! Chi mai sentì parlare, all’epoca,d’una qualsiasi portaerei statunitense che minacciosamente venisse adincrociare in prossimità di quell’ergastolo francese? E a bersagliare conraffiche dei suoi aerei il carcere del più illustre vincitore della Prima GuerraMondiale? Ahimè, sciita non fu il Maresciallo d’Armata PÉTAIN! Da mezzosecolooramai il corpo suo è in attesa d’essere trasferito in terra di Verdun – fra isuoi soldati. Ma guarda caso, a Bassorah, non ci schizza mica fuori il petroliodell’isola del Re!

Piantati in asso nel ‘91, quegli sciiti,dunque, sarebbero dovuti risuscitare nel ‘92. Per mesi e mesi la stampa e laradiotelevisione ne avevano parlato pochissimo, e neanche si sapeva che finemai avessero fatto, ma poi di botto furon fatti rispuntare a colpi di titoloniin bellissima vista. Dopo che nel ‘91 aveva fatto cilecca la conquista finaledell’Iraq, e nella primavera e nell’estate ‘92, poi, l’orco Saddam HUSSEIN,presunto occultatore del bichilometrico cannone, fu messo al bando, tutto d’untratto riemersero a galla i turbanti sciiti, agitati in un batter d’occhio siain America che in Europa dai cacciabubbole che subissarono di sprecati fuochid’artificio gli schermi blu mondiali. In effetti, al Sig. BUSH, gli premeva,costi quel che costa, migliorare la propria misera graduatoria elettorale,riesumando il malfattore HUSSEIN ora ridipinto per l’occasione da antisciita!Ed in pochi giorni il Sig. BUSH si rivelò ardente alfiere e paladino dei suoiamiconi sciiti di vecchia data, tanto speditamente mandati nel dimenticatoionel ‘91! Perché mai, gran Dio, lanciarsi in quella bolgia? Ed intanto cheneppure uno statunitense su mille avrebbe potuto fare i nomi delle sette inopposizione ai sunniti e agli sciiti! Poc’importa! A fine agosto ‘92 in alcuni giornila portaerei statunitense «Independance», fu fiondata in fretta e furia nelprofondo del golfo Persico – coi suoi 70 aerei da bombardamento, i qualiscorrazzarono per lungo e per traverso l’Iraq sciita e furono poco doposostituiti coi Mirage 2000 e Tornados inviati con urgenza dai francesi einglesi, i vassalli più docili di tutti. Che pagliacciata! Ci s’immaginerebbe,forse, una flotta aerea statunitense sorvolare la Francia repubblicana aitempi, in cui il Sig. COMBES scacciava dal suo paese migliaia di religiosi ereligiose cattolici indigesti al suo anticlericalismo? Ma nell’Iraq del ‘92 –in nome della sacrosanta protezione d’una setta quasi a tutti ignota – gliaerei statunitensi, inglesi e francesi sfrecciavano incessantemente nel cielo,andando in cerca d’un qualche incidente militare che avrebbe consentito discatenare un nuovo eccidio terroristico! Volevano ad ogni prezzo stanarequell’eretico di Saddam HUSSEIN dal suo covo e falciargli l’erba sotto i piedi!Ansiosi anche di strozzare definitivamente l’Iraq, tagliandogli ogni accessopetrolifero al golfo Persico, feudo oramai degli USA. E Saddam HUSSEIN, benconscio del fatto, che la lotta sarebbe stata impari e le sue truppe e il suopopolo sarebbero stati stritolati, si mordeva la lingua e dava il tempo altempo. Ma che pensare, invece, d’un capo di stato, il quale, accorgendosi chel’elettorato sta abbandonandolo, si scaglia in un’insana smargiassataterroristica nell’Iraq Meridionale per poter barattare le consistenti catastedi cadaveri arabi contro qualche magro voto in più a Chicago o Arkansas? Eccochi è colui che a tal fine risuscita le furiose guerre religiose del XVIÿsecolo punteggiato dai Carli IX e Caterine de’ Medici con un ammiraglio DeCOLIGNY che rispunta campeggiando sormontato dal turbante sciita! E ciò arischio di scandalizzare fino all’esasperazione centinaia di milioni di sunnitiin Asia e in Africa, o far insorgere – non si sa mai – un conflittointernazionale di un’ampiezza ancor più grande, spingendo gli arabi devoti allapropria fede di nuovo dalla parte dei loro fratelli spirituali dell’Iraq, dacui si distaccarono momentaneamente nel ‘91 sotto le pressioni di BUSH ecompagnia bella!

Giusto al contrario, nel ‘92 in piena Europa,quando bisognava por fine alle liquidazioni razziste di parecchi milioni dibosniaci diseredati, per scalogna, di nafta: «Neanche un casco blustatunitense,– rifaceva il Sig. BUSH con un’impassibilità da beccamorti! –sarebbe inviato in soccorso di Sarajevo» – come se i caschi blu ad altro nonsarebbero serviti, che a proteggere i percorsi degli autocarri della CroceRossa carichi di approvvigionamenti umanitari! Col materiale terroristico unicoal mondo in possesso agli statunitensi, gli agressori serbi – tanto falsileoni, quanto miseri di armi sofisticate – sarebbero stati probabilissimamentespazzati via in men che non si dica. Da non scordare che nel maggio ‘41 coimezzi di gran lunga più scarsi HITLER mandò a fondo l’intera Jugoslavia in soli10 giorni, dopo che il figlio di CHURCHILL e la spia statunitense DONOVANavevano ordito contro di lui a Belgrado un colpo di stato particolarmenteperfido (a quell’epoca là gli USA non erano neanche in guerra!). Ma stavolta –davanti al dramma bosniaco – il Sig. BUSH, con una sufficienza pressoché ostentata,diceva seccamente: No! La Bosnia non è interessante né dal punto di vistafinanziario, né da quello elettorale. Risultato: la si ha condannata a morire.Ed essa non se la caverà. Al contrario, i cadaveri iracheni e, soprattutto, laliquidazione fisica di Saddam HUSSEIN avrebbero aiutato di molto la propagandaelettorale – e la sciabola fu súbito sguainata! Facendo lo spaccone e gonfiandole piume, impugnato il ferro della vendetta, il Sig. BUSH colmava l’aria dellestrombettate! Da fine agosto ‘92 i bombardieri volavano attraverso tutto l’Iraqdel Sud a getto continuo 24 ore su 24! «Magari – diceva BUSH tra sé e sé –Saddam HUSSEIN opponesse resistenza! E che si potesse colpire forte di nuovo!Un tantinello di sangue iracheno sulle schede elettorali non farebbe affattomale nelle malsicure elezioni novembrine!» Mai nella storia dell’universo siconobbe un’ipocrisia dalle smorfiacce simili.

Nel ‘92 da Sarajevo a Bassorah, in spireterroristiche ci si sarebbe dispiegato tutt’un giuoco maligno di rinuncealgidamente interessate e dei più marci compromessi spudoratamentereligioso–petroliferi!

Ci siamo: qui la putredine del mondo attuale.Prima legge: il volgare profitto materiale. Poi il disordine, l’impotenza el’ipocrisia degli stati. – E se sia immorale! L’orizzonte dell’economia èovunque invaso da ondate d’incubi neri. Sul piano internazionale le fregatures’accoppiano ai ragionacchiamenti sornioni. 20 «Trattati di pace» finti sonostati violati – ogni volta – la stessa identica sera del giorno dellastipulazione! Centinaia di scrocconi diplomatici che dilapidano milioni infavolose spese di rappresentanza e ci si pavoneggiano davanti ai fiutoni dellaTV, con milioni di spettatori impotenti che – di fronte a questi rigiristriscianti – stralunano gli occhi grandi come saliere. Neppure l’ombra d’unprogramma per ripescare 300 milioni di russi in perdizione! Di fronteall’insolenza sicura degli aggressori serbi l’impantanarsi dell’Europa che vasguazzando nel fango è totale. I caschi blu si dánno da fare, convogliando icamion con le vettovaglie e, a volte, dandosela a gambe! Ognuno saperfettamente che la Bosnia è spacciata e che i tre quarti ne sono già occupatidai serbi, i quali la svuoteranno dei suoi abitanti e non cederanno mai unaspanna del terreno conquistato e «razzialmente purgato»! Perché mai cis’arrabatterebbero? Lo sanno che, se le democrazie si turbano di tempo in tempo– è unicamente per salvare le apparenze e rassicurare i babbei! E si riunirannosolennemente 100 volte, dandosi appuntamenti per le trattative, di cui si sabenissimo che non ne uscirà fuori assolutamene nulla. E firmeranno dei papiripesanti e pretenziosi, annullati prima ancora che siano levati i cappucci dellestilografiche. Questo è tutto, e nell’esecuzione di quel pietoso carnevale, nonci si andrà oltre. E’ proprio così. Quello che vi si ha costruito nel ‘45, ècodesto mondo odierno, ipocrita, impotente e buffonesco in mezzo alla veratragedia; è proprio esso, trasudante l’inutilità e nocivo, che voi, giovanieuropei d’oggigiorno, siete in punto di dover abbattere.

Europa nella meschinità La democrazia, il cuisfacelo vediamo a occhio, è anarchia, sono strade malridotte e con buche, èfilibusteria. Centinaia di avventurieri, retori, dementi infestati diignoranza, appollaiatisi sugli strapuntini parlamentari e ministeriali, fannococcodè e la ruota, agitando il vento. Gli stati se la sbarcano, trascinandosidi una bufera in un’altra. I bilanci precipitano a rotoloni in fondo ai baratrispalancati come crateri vulcanici. I debiti nazionali non si calcolano più inmilioni, bensì in miliardi, portati via come i granelli di sabbia che segnano imargini dei mari immensi. Pure il crollo dei princípi è del tuttoimpressionante: l’uomo non ci crede più in un bel niente, tranne che nelquattrino e in null’altro che in quattrino – il Buddha, a cui tutto torna e dacui tutto dipende. L’ideale non è, che uno scherzo! ¡Quiero vivir! – commentanogli spagnoli. Desidero vivere! In effetti, sul suolo che si sgretola ovunque,non ci si vedon più che gambe all’aria. Lo strombazzamento dei sassofoni staritmando il crollo, crollo delle nazioni, crollo della morale, crollo deldivino e dell’umano. E il tutto – in un’euforia che ciascuno considera reale.La vita – lo sentite voi – fa il bum! E la società! E gli stati ci hanno ilnaso che sciaguatta nella meschinità.

In mezzo a questo casino, l’Europaamministrativa, detta Mercato Comune, sulle zampettine di tartaruga èsubentrata all’Europa unificata dalle nostre battaglie e s’è accampata a Bruxelles.Priva di faccia, è, anzitutto, un conglomerato, un’accozzaglia di circa 20milafunzionari onnipotenti, bilancivori variopinti dai privilegi materialicrescenti a getto continuo. Non li ha eletti alcuna comunità popolare. E’ uncongresso di capi ufficio. In tutto quest’affare la democrazia non è che unabolla incolore e inconsistente che alla minima corrente d’aria si spegne esvanisce. Una volta divinizzata, la Democrazia in questo fine secolo ventesimoaltro non è, che uno specchietto per le allodole. I partiti politici – rossi,bianchi, gialli o verdi, di sinistra, centristi o di destra che siano – sonotutti uguali e identici nella propria strepitosa inutilità. Erano persinoincapaci – dovunque fosse – di stroncare o meramente attenuare la disoccupazione– problema sociale elementare. Al contrario, l’hanno accresciuta favolosamente.Nella loro Europa nana del Mercato Comune ogni anno un milione, 2 milioni didisoccupati in più – sopratutto giovani – agganciano la loro miseria agliattaccapanni dell’economia in fallimento. Gli stati schiacciano le popolazioni– quelle che ancora lavorano! – con le stangate fiscali da sterminio, divorandocoi loro sperperi la metà – o più d’una metà – dei frutti della fatica d’ogniartefice audace.

Gli stessi partiti cosiddetti «democratici»,i quali avrebbero dovuto elaborare una soluzione economica per combattere lamiseria in quel terzo mondo che loro medesimi nella loro liberazionebacchettata del ‘45 progettarono come un sacco della spazzatura, sono statiugualmente impotenti d’affrontare l’invasione multirazziale di massa d’enormicontingenti cenciosi delle popolazioni straniere che per colpa propria hannoperso la bussola, straripando ora tutti i parapetti sociali.

E per soprammercato, codesti liquidatori politicisono tremendamente corrotti – sia per necessità elettorale (in fase nazionaleun’elezione – con tutto il suo schiamazzo pubblicitario – costa dellefortune!), sia per bulimia personale o familiare (le consorti, uscite spessevolte da un bel niente e rapidamente abituatesi alle automobili di servizio eai viaggi gratis et amore a Los Angeles e Tokyo, non vorrebbero mica tornare afar le portinaie o domestiche a giornata!). Anche i politici sguazzano neimarci maneggi, fatture di gentilezza e bustarelle, spillando gli interessi darapina su contratti di stato, forniture ufficiali, opere pubbliche e su tuttele operazioni, alle quali gli intrallazzoni d’influenza possono allacciarci leloro venali pompe di aspirazione. Sicchè negli elettori – lo possono constataretutti – i politici altro non suscitano, che un’estenuazione da morire, e inparecchi – una crescente ripugnanza addirittura. Sorgesse domani, in Europa onelle sterminate distese russe, un riformatore d’ingegno, il quale, scopa inpugno, sapesse proporre alle masse un vero e proprio programmaeconomico–sociale di salute popolare! Allora le mafie pseudodemocratichevedrebbero spazzare speditamente via il loro pullulamento viscoso di onischisazi! A quest’ora la democrazia sta sopravvivendo ancora se stessa – valga quelche vale,– solo perché al momento c’è penuria di becchini!

Dal ‘45 a questa parte lo scacco dato allademocrazia è stato totale: in politica, economia, morale e in vita sociale. Etutto ciò – giusto nel momento, in cui, mezzorovinata e strozzata dalleambizioni mondiali degli statunitensi che sono pazzi della loro riuscitamomentanea, l’Europa sotto pena di perire dovrà far fronte su tutti i campi adimpegni ineluttabili. Il mondo comunista, insensato sin dall’inizio (nel 1917),in quanto basato sulla lotta suicida delle classi, con una selvatichezzadelirante ha fatto massacrare decine di milioni di ricalcitranti. Per fortuna,dal ‘42 a questa parte l’ordine europeo ha sempre messo in fuga i Soviet – dalGolfo Finnico fino alle vette dei picchi caucasici. Da allora ben 20 popolidell’Est sono riusciti a farsi salvare senza l’imbecillità criminale degliamericani di ROOSEVELT che subissavano STALIN di materiale bellico altamentedistruttivo. Le bande alleate, infatti, non solo consentirono a questo tirannodi vincere la Seconda Guerra Mondiale, ma da regalo inaudito gli consegnaronoper giunta – nel maggio ‘45 – tutt’Europa Est, e bisognò attendere pressoché unmezzosecolo affinché gli schiavi di Varsavia, Praga, Bucarest, Sofia e dietro aloro in seguito tutti i popoli della Russia riuscissero da sé stessi adottenere libertà, senza che un solo governo «democratico» dell’Ovest li avesseaiutati in checchessia a far saltare le loro garrotte.

Ed ora si tratta di ristabilire ordine inquel favoloso campo di rovine. Soltanto per riassestare la Germania Est, fral’89 e il ‘92 la Germania Ovest s’è dissanguata dandosi fondo alle vene: darifare era tutto, gli obsoleti stabilimenti inquinanti l’ambiente ed allestitidai Soviet, appestavano l’aria; le loro macchine vetuste erano incapaci disostenere alcuna concorrenza moderna. Si ha dovuto demolire ogni cosa e trovaremigliaia di ricostruttori privati non sprovvisti d’audacia, mentre che nelfrattempo le masse operaie, ridotte alla disoccupazione nel corso degli annidella ricostruzione, ora potrebbero sussistere fisicamente solo grazie alleindennità che raggiungono delle somme astronomiche. Si badi soprattutto chel’operaio della Germania Est, disinteressato lungo i 50 anni per ogniiniziativa personale e ucciso in nuce dall’egualitarismo sovietico, ha persoquell’antico gusto di lavoro ben fatto alla maniera tedesca che il lassismocomunista e l’assenza di qualsiasi incentivazione avevano scioccamentedilapidato. E’ tutt’un tessuto sociale, quello che andrebbe riordinato, come seprima non fosse mai esistito – un’opera immane. La Germania Ovest, però,ridiventata opulentissima e intraprendentissima, a quest’opera da giganti, ciha dedicato tutte le proprie forze, facendo valorosamente fronte alla provamolto, ma molto difficile, ragion per cui dovrà ancora faticare per annisudando sette camicie, prima che avrà reso vitalità e dinamismo a quellaGermania Est che è stata totalmente snaturata dopo il ‘45 per l’aberrazionestaliniana e che gli Alleati medesimi avevano messo su alla fine delleostilità.

Ciononostante, la Germania Est è stato ilpaese meno arretrato fra quelli dominati dall’URSS, rappresentando, al tempostesso, non appena una ventesima parte di essi (19 milioni d’abitanti sui 400milioni!). Chi, quando e come si assumerà l’incarico di rimettere in piedi irestanti 19 ventesimi, completamente scardinati ed in preda all’incoerenza?Quindi, se non li si salva rapidamente e con un’efficienza tutt’esemplare,saranno sommersi dall’anarchia... Ed allora?... Li ne tireranno fuori gli USA?Proprio coloro, cioè, che durante la Seconda Guerra Mondiale in maniera cosìsostanziale aiutavano STALIN ad affondarli?... Ma se loro stessi sono in pienacrisi economica, e nello scarso sforzo mondiale volto a prestar aiuto ai popolidella Russia nel ‘91 la partecipazione statunitense ha inciso del solo 3%, ilche é quasi insignificante! Gli USA, costituendo la nazione più materializzatasulla Terra, per assicurarsi le ricchezze petrolifere del Kuwait – sì che hannomobilizzato gli uomini e il denaro di tutt’il mondo, ma quello era uninvestimento, e mica un’opera filantropica. Caso mai, li indurrebbe nellatentazione, forse, il petrolio siberiano – nell’interesse dei megaprofitti delloro ipercapitalismo USA dai denti di pescecane e per la massima gloria delloro nuovo «ordine mondiale»? O che sarà così? Ad ogni modo, l’ex URSS nonsignifica solo petrolio, essendoci lì non unicamente dei barili da riempire, maanche ben 300 milioni d’esseri umani da sfamare e richiamare in vita.
Ed è, davvero, l’Europa, proprio quell’Europavacillante d’oggigiorno, che avrà da fare l’essenziale, lo voglia o no.Abbiamo, dunque, visto che il ristauro dell’URSS in rovine rappresenterebbe unosforzo almeno 20 volte superiore a quello che attualmente sta facendo laGermania Occidentale. Quest’ultima a tal fine ha dovuto svuotare le propriecasse. Potrà, forse, riempirle e rovesciarle 20 volte di più per risuscitareeconomicamente e industrialmente il gigantesco spazio russo del tuttoindispensabile per un’Europa forte? E al di fuori della Germania, chi? LaFrancia diffidente – e ben la si capisce – è perennemente attaccata ai propriquattrini, e già esita d’accogliere un pugno di rifugiati croati e bosniaci,intanto che la Germania – malgrado tutte le sue preoccupazioni – ne ha accolti,con una generosità criticata, più di 200mila! Allora, ripescherebbe domani 300milioni di bancarotti dell’Est?... Gli inglesi?... Questi qui ci hanno lepieghe dei pantaloni impeccabili, gli ombrelli rigidi come bastoni dei bovari ele loro donne portano i cappelli infioccati di nastri e maestosi come itransatlantici. A parte ciò, i loro portafogli sono gualdrappati di elastici!D’altronde, precipitano solennemente rotolon rotoloni pure loro, dopo cheCHURCHILL, sborniandosi e scoreggiando, ha svenduto il loro impero nel ‘45...Chi altro, a prima vista, avrebbe voglia di darsi da fare? sopratutto, di«sborsare»? Si moltiplicano le conferenze schiamazzanti a più non posso, chenon partoriscono mai altro che embrioni. La collaborazione finanziaria coirussi frastornati è consistita tuttora solo in mancette, scucite obtorto collodai rastrellaquattrini ad un GORBACIOV e un ELTSIN, i quali trottavano,frugando per vari Paesi, la scoppola nella mano tesa...

I miliardi della droga e il futuro dellaRussia E poi?... Viene da domandarsi, se sarà il gigantesco consorzio delladroga – uno dei più potenti al mondo – quello che in fin dei conti prenderà inmano le enormi terre intorpidite dell’ex URSS... Di primo acchito potrebbesembrare bizzarro, però non lo è affatto. La mafia mondiale degli stupefacentipossiede miliardi di dollari provenienti da mille gigantesche frodi e stende isuoi tentacoli dappertutto. Se ne troncano alcuni di qua e di là, ma senzaottenere risultati molto significanti. Cionondimeno, attualmente sia inOccidente che in America la mafia si sente braccata: si sorvegliano le banche,il lavaggio del denaro olezzante ed i trafficanti che saltano un po’ troppoagli occhi. Non si ha impedito, sicuramente, che la droga diventi una delleindustrie più ricche e fruttuose dell’universo mondo, né che tale industriaabbia fatto guadagnare, quest’anno, più denaro di non importa quale gruppoindustriale. Eppure, dopo assestato un certo numero di colpi contro di essa inOccidente e negli USA, nell’ambito europeo dei marci maneggi della droga, cis’è imposta una certa prudenza. E’ allora, esattamente, che la mafia deglistupefacenti ha scoperto le immense possibilità nuove nella Russia devastata.La legge del libero mercato, concessa ai russi, ha facilitato il traffico delledroghe, dette «leggere», di cui i raccolti vi coprono 35 volte più spazio chenel Marocco, il quale, però, da solo e in maniera pericolosissima riforniscel’intera Europa. I confini della nuova unità russa passano vicino a tutt’unaserie di paesi produttori di droghe pesanti, particolarmente – pressol’Afghanistan, che ne è il più importante fornitore nel mondo. Essendo statiuna volta tali traffici più o meno sorvegliati, ora invece le frontiereorientali altro non sono, che un colabrodo, e permettono la penetrazioneall’interno della Russia – vuol dire verso la mafia – degli stock di droghepesanti di una mole inimmaginabile mai prima. La mafia internazionale che nonsapeva più dove investire ancora le proprie montagne di miliardi ha così in unanno individuato il paese della cuccagna, il quale – contro i suoi angelici,anzi archiangelici assegni – le forniva contemporaneamente un campo di manovre,la mercanzia e le reti nuove di zecca per espandersi verso l’Occidente.
In tal modo, quei marci capitali sono in puntodi provvedere l’ex URSS di una parte sostanziale dei miliardi che la suarisurrezione esige e che tutte le democrazie le rifiutano – gentilmente,beninteso,– ma con un egoismo e una mancanza di visione politica sorprendenti.Codesta fase è oramai superata. Di recente, solo alcuni mesi fa, la mafia s’èresa conto che questo rifugio immenso e quasi invulnerabile potrebbeconsentirle di fabbricare oltre alle droghe naturali, pure quelle chimiche, digran lunga più mortifere.

Numerosi stabilimenti sovietici sonodismessi, e migliaia di ingegneri e scienziati, avendo perso la loro condizioneprecedente ed essendo cacciati nella miseria più nera, dovevano lasciarsitentare. Gli si offrivano delle laute ricompense – a coloro, cioè, che nelmiglior dei casi mai guadagnavano più dell’equivalente di 7 dollari USA al mese(nell’agosto ‘92 il rublo valse 205 volte meno d’un dollaro USA), e parecchi sisono lasciati imbrogliare e ci han ceduto. In Russia l’industria delle droghechimiche sta per assumere delle dimensioni favolose. Essa vizia la gioventùrussa che viene già sospinta dalla miseria verso le evasioni pericolose e chela TV alla moda nuova, piena zeppa dei film statunitensi imperniati sullaviolenza e sulla droga sta intossicando tragicamente. Il traffico è andatomolto più lontano – verso la Polonia, ove contaminava già gravemente lapopolazione, e verso la Cechia. Da lì, in un anno o due, è passato in Germania,e poi – in tutt’Europa. Quest’ultima nutriva una vaga speranza di potercontenere le masse degli stupefacenti provenienti dall’America e dall’Africa,malgrado che la mafia impiegasse tutti i sotterfugi per camuffarli,presentandoli alle frontiere persino sotto forma di finti legumi secchi colornaturale. Ma i democratici occidentali – e gli USA – forniscono per niente allamafia un formidabile trampolino nuovo, lasciandola sostituirsi – nell’ambitofinanziario – all’Europa in Russia, ed in tal modo le droghe di origine vegetalee chimica provenienti dall’Est potranno prossimamente sommergerli tutti.

Un particolare supplementare: approfittandosidell’abbandono in cui permangono le vaste distese intorno alla Centraleelettronucleare di Cernobyl, pure là le piantagioni di papavero hanno alzato iloro fiori della morte, essendo, però, smisuratamente enormi, simili ai grandigarofani allargati che s’innalzano sugli steli alti un metro e mezzo. Si badi,che questi terreni danneggiati da emanazioni d’origine nucleare sono impregnatedelle sostanze radioattive, le quali favoriscono in maniera sensazionale lacrescita di tali garofani di papavero dalle misure del tutto abnormi! Ho vistole foto di queste piante gigantesche. E’ tremendo. La droga arrivata daCernobyl produrrebbe nel mondo le scelleratezze supplementari che andranno adaggiungersi a tutte le altre? Si conosce la mafia mondiale degli stupefacenti,le sue possibilità pressoché illimitate, la forza della sua organizzazionesegreta e il cinismo dei suoi crimini. E voi, giovani d’Europa, n’eravate lapreda, già attesa in agguato da quei trafficanti di sciagure, i quali inseguito al fallimento comunista stanno per disporre d’un potenziale produttivostraordinario. Un domani la Russia e il suo prolungamento – l’Europa – sono sulpunto di conoscere un boia nuovo che succederà a LENIN e a STALIN appenarovesciati. Chi – fra tutti i nostri paesi stremati – avrebbe mai suppostol’apparizione di un tale concorrente: la Russia, addirittura, che ha subíto unoscacco ed è affamata e pronta a tutto? Invece è qui, mentre altri concorrentinon ci sono. Tale è la verità e la minaccia terribile per il futuro prossimo –una in più...

Aspettando senza decidere niente, l’Europa sidisonora, impantanata com’è da 2 anni a questa parte e sguazzando nel fangodella putrefazione russa e sui Balcani convulsi, e sia nel primo che nelsecondo caso è riuscita a fare una pietosa cagata. Gli USA agganciano i proprimissili alle stive degli aerei spia dell’«Independance» e schierano centinaiadi cacciabombardieri in Arabia Saudita nella ferma intenzione d’ottenere –costi quel che costa – una risposta che gli consentirebbe di concluderevittoriosamente la loro guerra terroristica nel golfo Persico! Da non scordareche, spingendo forzatamente la via del petrolio fino a Bassorah, BUSH renderàun giorno o un altro accessibili al integralismo isdraeliano i vasti spazi delNilo–Eufrate, a cui i loro profeti hanno sempre sognato, sicché quest’avventuradi Bassorah risulta estremamente allettante. Per cattivarsi definitivamente –oltre all’elettorato avverso a Saddam HUSSEIN – pure quell’ebraico, talvoltareticente, BUSH non ha esitato a prorogare un avallo finanziario fantastico di10 miliardi di dollari USA all’Israele, nel contempo più d’una volta condannatadall’ONU per le sue spedizioni brigantesche in Palestina, a Jaffa, nel Libano ein Siria. Già prima dell’avallo recente dei 10 miliardi di dollari USA unisraeliano riceveva ogni anno dagli Stati Uniti un sussidio 300 volte superiorea quello d’un africano! C’è da domandarsi, di quale paese sarebbe presidente ilSig. BUSH in futuro: quello degli USA? Dell’Israele? O di tuttedue insieme?...
I bosniaci e i croati vengono sterminati amitragliate dai serbi. 2 milioni e 500mila uomini, donne e bambini sonoscacciati dal loro suol natio. L’Israele, invece, è grossa e grassa, luccicantecome un vitello d’oro: per le lobbies ebraiche negli USA, gli conta soloquello!

Gli ebrei della Russia vogliono sfuggire l’exURSS, prendendo rotta verso la messianica Israele. Nel ‘92 si sono vististanziare dagli USA 10 volte più dollari USA che non ne hanno ricevuti i 400milioni di abitanti dei vari popoli della Russia e dell’Est messi insieme!Questi ultimi, invece, aspetteranno in vano che nel quadro dell’«ordinemondiale» del Sig. BUSH s’intraprenda a tirarli fuori dal disastro! Costui haaltre gatte da pelare, altri bidoni di petrolio da riempire e altri ebrei dacoccolare. Nella Casa Bianca, allo sportello degli iracheni e dei bosniaci, c’èattaccato un gran cartello: «CLOSED»! Chiuso! Voler penetrare oltre vuol direavere la certezza di farsi rompere il naso. Europei, non insistete: quil’affare è regolato una volta per tutte.

La potenza dell’Asia e il dramma dell’AfricaCompletamente sprofondati nella gran bassezza da noi descritta, i mestierantidell’Europa Est e di quella Ovest, così come i predatori degli USA (continuasseo meno quella zucca del Sig. BUSH a rigirare per la Casa Bianca come in un vasod’aceto) sin da ora hanno da affrontare all’estero le consistenti forze nuoveche con molta probabilità daranno loro un fastidio mortale nel corso delprossimo secolo. In effetti, il XXIÿ sarà, anzitutto, il secolo dell’OceanoPacifico. E non solo quello del Giappone, Corea, Taiwan, Hong–Kong e Singapore,fertili di espedienti e già in piena fioritura, bensì pure il secolo d’unmilione e mezzo di cinesi operosi e sobri, portatori – nel proprio intelletto –della sintesi di parechi millenni d’anni di altissima civilizzazione. Sviatisotto MAO per 50 anni di marxismo, i cinesi hanno ricominciato moltosaggiamente, riscuotendo successi dapprima nella loro modernizzazioneeconomica, invece di fare stoltamente – come dei GORBACIOV e degli ELTSIN – unarivoluzione politica, automaticamente condannata al fiasco, in quanto era giàsvanita l’essenza stessa di questi paesi e poiché in sostituzione del comunismosi offrivano loro soltanto dei modelli desueti, corrotti e falliti giàdappertutto. I cinesi hanno agito al contrario di Mosca, ricostruendol’economia prima di giocare ai riformatori politici, inventando dei metodiavanzati, come l’avevan fatto i giapponesi, e creando – come questi ultimi –una solidarietà sociale che raddoppia tanto il rendimento del lavoratore,quanto quello dell’industriale. Risultato: una volta ristrutturatisi, i cinesientro 25 anni potranno raggiungere con le proprie vaste schiere la massa dei 2miliardi degli asiatici tenaci e in possesso della tecnica più avanzata delmondo. E tutti insieme faranno sorgere la loro ricchissima unità di fronte adun’Europa delle «democrazie», scarsamente congiunta oppure disgiunta e cinquevolte meno numerosa, dal sangue depravato dall’AIDS e incancrenita da milionidi insoliti neoarrivati che fuggono dall’Africa o s’infiltrano dall’Est. TaleEuropa sarà svuotata per giunta del senso morale, d’un ideale sociale e diconfidenza in sé stessa. E non avrà più peso.

Malgrado tutto, non possiamo mica impigrirciscioccamente nel nostro vermicaio europeo; dobbiamo trarre le lezioni: quelledella digestione pertinace, delle scoperte tecniche e dei modi sociali tantoefficienti del mondo giallo. E il tutto – sotto pena di perire...politicamentesquilibrati?

   Slittando nella propriastridente bulimia, gli USA (pure essi, finalmente, dissanguati smorti daideficit astronomici) regali, non ne faranno, se i medesimi non frutteranno. Mache cosa mai potrebbero fruttare? Lasceranno alle ex colonie alcuni scartiagricoli comunemente invendibili – tutte storie per salvare le apparenze,– esubito dopo il rubinetto si richiuderà. Presa per la gola dai suoi propriproblemi, l’Europa non fuorvierà esageratamente – essa non più – su quelledistese immense, prossimamente desolate. La Croce Rossa, i medici volontari equelle poche forniture caotiche di ranci da sopravvivenza per il 2 o il 3%degli africani bisognosi non saranno che dei miseri pannicelli caldisomministrati sulle ossa sezionate. Ed in ciò di nuovo si vede, quale è statala follia dei vincitori nel ‘45, che alla cieca gettavano un quartodell’umanità nell’abisso. Russia, Asia ed Africa: problemi giganteschi, che il6% degli europei dovrà affrontare durante tutto il secolo prossimo.

Il passato e la felicità Il passato è statoliquidato sotto i nostri propri occhi. anni fa il mondo operaio, pur malpagato,godeva d’una certa stabilità. Non c’erano splendide banche ad ogni 30 metridelle viuzze popolari, ma le modeste economie di carattere quasi generaleassicuravano parecchia serenità. In quanto al contadino, col suo grano, cavoli,olive, carote e maiali più o meno se la cavava benone e si recava al suo campo,canterellando un antico ritornello, in groppa al suo ciuccio dalle orecchiedrizzate come megafoni. Fu l’Europa dei campi, di quelli puri e semplici, nidoe sussistenza della vita. Nella Prima Guerra Mondiale più della metà dei morti«caduti per la Francia» o «caduti per la Germania» furono contadini. E ciò nonè quasi più credibile. Eppure era proprio così: più del 50%. Attualmente nellecampagne, i villani rimanenti ci fanno il 7% della popolazione. E anche questoè provvisorio: fra poco in tutt’Europa non ce ne sarà più del 5% o del 4%. Esaranno minacciati per giunta d’essere sommersi di immense eccedenzestatunitensi a prezzi ribassati. Le popolazioni rurali rappresentando un pesosempre crescente per gli stati, non potranno più sussistere in Europa, che acolpi di sovvenzioni, le quali incidono soltanto del 60% degli aiuti accordatidai cassieri del Mercato Comune. Gli agricoltori fanno oggi negli Stati Unitisolo il 3% della popolazione. E si tratta, inoltre, di un ceto contadinoincrinato che s’è industrializzato quasi del tutto e ce la fa a tirare avantimaterialmente unicamente a forza di tostare, macinare, triturare o surgelare iprodotti, i quali vengono ottenuti in fretta dalle catene di produzione e pervia della speculazione, hanno perso il loro sapore e sono imballati in plasticabell’e luccicante, buona solo ad adescare gli acquirenti. Prima della SecondaGuerra Mondiale il mondo dell’agricoltura costituiva l’essenza stessa deipopoli europei, i quali curavano con uno zelo geloso la bellezza e la qualitàdei podotti dei loro raccolti – dei veri capolvori di pazienza, intanto che aora, invece, si sentono sommersi dal mercantilismo statunitense. Dal canto suo,il lavoratore delle città è stato trasformato in un complemento imperfettodella macchina che lavora meglio di lui, più veloce di lui e prende spesso ilsuo posto. Acquistare una macchina supermoderna significa poter impiegare il50% di operai in meno, vuol dire creare il 50% di disoccupati in più. Lamacchina sarà l’inumana padrona del XXIÿ secolo.

Prevedendo un licenziamento sempre possibiledel lavoratore, in migliaia di focolari familiari è stato necessarioraddoppiare la capacità di sopravvivenza, mettendo all’opera la donna, perchéil suo salario serva di compensazione nel caso, se quello dell’uomo venisse ungiorno a mancare. Da qui il disordine nei rapporti intimi: la stanchezza dellecoppie, la noia di fronte ai lavori domestici, scontri d’incomprensione fra icaratteri estenuati, divorzi e bambini ogni volta meno numerosi ed affidatiagli anonimi asili nido. Eppure a tutti i piccini è necessaria la tenerezza –alimento insostituibile per l’equilibrio infantile. Il costante utilizzo,d’altronde, dei supermercati, diventati un indispensabile complemento deifocolari a doppio introito e dei bimbi declassati, ha eliminatoquell’essenziale elemento stabilizzante della società, il quale è rappresentatodai milioni di imprese commerciali di modeste dimensioni, annunciando lascomparsa delle classi medie. Lo stato è divenuto il mostro finanziario delmondo contemporaneo che gratta a grandi rastrellate una parte d’anno in annomaggiore degli utili famigliari, spesso artificiosi, ma cionondimenofaticosamente acquisiti, anche se un qualunque sussulto economico puòimprovvisamente spiaccicarli. L’umanità si crede libera; ma in che cosa lo è? –L’ipercapitalismo domina la società. E’ una nuova forma di schiavitù, di cui ledorature non celano per nulla la crudeltà. Un tempo un povero – se povero era –poteva più o meno reggere al colpo, e ci bastava ben poco.

Oggigiorno, invece, l’implacabile asprezzadella vita moderna coi suoi consumi esasperati e spese in continuo incrementosoggioga o soffoca un diseredato. L’uomo intimamente onesto finisce per essereritenuto un sempliciotto, prendendoci il sopravvento colui che è il piùmaligno, il massimo faccendiere, il meno scrupoloso. E se i soldi mancano, siprendono in prestito, ben al di là delle proprie possibilità e col rischio divenir tiranneggiati – messo il coltello alla gola – dai propri creditori. Per i9 decimi delle famiglie le carte di credito sono diventate dei passaporti falsiper il tranello teso dalla ricchezza, la quale ci sfugge ogni volta, sicché sivuole sempre acchiapparla di nuovo.

Un giovane non capisce neppure che un temposi poteva vivere altrimenti. Teoricamente la vita moderna è, ben certo, piùagiata di una volta, ma – solo per alcuni: essa respinge, infatti, all’infernoi popoli interi non evoluti. Quanto alla maggioranza degli uomini e donne chelavorano sodo, sono ricchi solo del denaro, il quale svanisce e gli scappa frale dita, dileguandosi come l’acqua sotto l’arena.L’uomo moderno si spostadentro milioni di automobili–ripostiglio che gli dánno l’illusione di evaderedalla realtà, ma le vie così percorse ci traviano: le città più sovrappopolatesono appestate dall’asfalto, mentre l’aria ci sporca i polmoni ed insozza ilsangue, e nei nostri viali rumorosi, gli ultimi uccellini ci fuggono daglialberi pure contraddistinti dal fogliame stinto. Dappertutto gli stabilimentibuttano in alto i fumi nerastri inquinanti e sempre più asfissianti. Nel secoloprossimo, poi, ci saranno delle fabbriche piazzate persino nei più slontanaticampi di riso o di manioca nel Laos, dai manciù e in Polinesia. L’immensoscompiglio umano si sta precipitando da ogni parte, come un flusso acqueopuzzolente e rancido, e la natura stessa è diventata rondine dalle ale floscie.Di fronte alle difficoltà quasi sovrumane che attendono l’ingresso dell’Europanel XXIÿ secolo c’è da chiedersi, se esse saranno almeno alleviate dalle nuovescoperte, le quali potrebbero offrire dei mezzi straordinari per reagirci?... –Quesito capitale!

Scoperte moderne O che salveranno tutto lescoperte moderne? I progressi scientifici del mondo contemporaneo sono spessoveramente stupendi. Ma il loro splendore non nasconderà mica le lorodeficienze? Grazie alle trovate nei campi genetico e farmaceutico dellericerche scientifiche contemporanee e alla loro diffusione su scala mondiale,si vive più a lungo. Le donne che – si sa – non muoiono mai, adesso hannosuperato l’età media di 80 anni. E adorano essere prese per delle pastorelleirrequiete, il che è maraviglioso! Ma chi è che pagherà le pensioni a codestimilioni di intrepide ottuagenarie? E quelle degli uomini che fra poco vorrannofar altrettanto? E i milioni di tonnellate di medicamenti supplementari chequesti paralitici, bronchitici e storpi, tutta questa gente dalle voci tremantireclameranno in coro presso la Previdenza sociale?... E le migliaia di stabili,in cui alloggiare quelle vecchiaie prolungate? E i divertimenti, i viaggi cheoccorrerà organizzare per poter ornare di sogni romantici i cervelli indebolitied i corpi barcollanti?... In futuro gli stati, schiacciati sotto i loro oneriattuali, dovranno affrontare i detti pesi addizionali che raddoppieranno ilfardello, sotto cui i governi stanno già crollando. In carenza delle nascite,per alimentare tali fondi di anzianità incessantemente prorogata, sfondati comela botte delle Danaidi, sarà disponibile non più di’una metà dei lavoratoricontribuenti alla Previdenza sociale. Allora, ci risiamo: da dove mai gli statiattingeranno quei benedetti miliardi per gli indistruttibili anziani eanziane?...

I ricercatori stanno a lambiccarsi ilcervello, escogitando centinaia di altre meraviglie e cospargendo di stellel’ombra. E’ vero. Si è arrivati, p. es., a raddoppiare la produzione del latte.Risultato: gli statunitensi lo gettano nei fiumi! E gli europei hanno dovutostoccare nei propri frigoriferi del Mercato Comune un miliardo di chili diburro invendibile! Altrove, nel contempo, centinaia di migliaia di donne eragazzini muoiono di fame e sete – in un mondo, in cui gli aerei giungono daParigi a Tokyo in poche ore, ma un barattolo di latte in polvere o una coppa diyogurt ci metteranno un anno per arrivare oppure per non arrivare, addirittura,nei paesi che soffrono la fame! E sovente non ci si ritrova più: in Russia sifa il caffè di mattoni, i quali nel Brasile si fanno di caffè! Degli altriinventori hanno consentito di stimolare forzatamente la crescita dell’onestobestiame d’ogni specie in maniera tale da raggiungerne il massimo sviluppo intempi dimezzati. Risultato: non si sa più dove mai cacciare tanta di quellacarne sanguinolenta, e ci s’azzuffa alle frontiere per dar assalto ed appiccarefuoco ai mezzimontoni e mezzimaiali, dei quali gli inglesi e i danesi non sannopiù che farne!

A forza di astuzie, intelligenza e passioneper le novità s’è riusciti a fare della TV una vera meraviglia. Risultatoancora: le folle rimangono incollate ai piccoli schermi per 3 ore e mezzogiornalmente, finendo col perdere completamente la bussola – alla mercé di nonimporta quali malelingue o qualunque ciancicone. Le demenze più sconcertanti,loro, incantati, le bevono tutte ed in linea con varie balle, cavolate edaffabulazioni così profuse prendono decisioni in merito alle proprie sorti e aquelle altrui, incapaci più di pensare e mai più essendo guidati dalle proprieidee, bensì dalle immagini, reiterate, spesso allucinanti e quasi sempredeleterie per la personalità dello spettatore. minuti della TV esercitano millevolte maggior impatto che cento studi obiettivi di scienziati o esperti, iquali a gran fatica raggiungerebbero 2 o 3 migliaia di lettori, mentre un damerinosul piccolo schermo avrà pacificamente 2 o 3 milioni di telespettatori beati econquistati sin da prima delle sue baggianate.

La TV è la grande avvelenatrice del secolo.Basta che certi annunciatori siano sistemati ai posti chiave da alcune personalitàpolitiche ben piazzate o dai manipolatori della grana che fanno i giocolieri dimiliardi, regolando l’esistenza dei teleprogrmmi,– e codesti elargitorid’abbracci creano l’opinione pubblica, dominandola e tormentandola. In virtù diquale diritto?... Che cosa resta della «democrazia» alla fine d’una talefregatura delle folle messe nel sacco? Zero! I pasticcieri del microfono equelli al di sopra di loro dettano legge, l’unica legge, diventando questospadroneggiamento di giorno in giorno più soffocante.
Gli uomini schizzano come frecce verso la Luna,il Nettuno e il Giove – come se si andasse a Lourdes o a Sestrières. L’energianucleare è capace di sviluppare migliaia di bolidi di fuoco scintillanti elampeggianti – fra i deserti dell’Arizona, i ghiacci della Siberia e le sabbiepetrolifere del Kuweit! Mille scoperte sbalorditive pongono così il mondo, gliaffari e i focolari familiari a portata d’ogni ricercatore o d’ognimolestatore.

E il bilancio?
Si va avanti?
Si è più felici?

Oppure la felicità sta degradando?Ultimamente al confine messico–statunitense si ha constatato che in un soloanno 28 operaie d’una fabbrica di cosmetici avevano partorito 28 neonati prividel cervello! Sarebbero dei fatti occasionali? Contraccolpi d’invenzionivalutate male? Ad ogni modo, 28 madri desolate hanno potuto per alcune orecullare fra le braccia dei pupi amorfi, di cui il cervello era statorisucchiato dalle invenzioni mostruose o prodigiose! Senza dubbio alcuno, ilmondo a venire poggerà su di un enorme punto interrogativo.

Malgrado tutto, un giovane deve ammetteresenza vani rincrescimenti questo mondo nuovo così com’è: con le sue magagne, maanche con ciò che si può ottenere di entusiasmante – con questi orizzontiestesi all’infinito, questi sport spesso distorti dall’uso delle droghe, maripristinati tramite le norme disciplinari e gli sforzi armonicidell’emulazione, con queste possibilità di acquisire cognizioni nuove grazie aiviaggi e – con la sua cultura più esatta e più estesa, anche se a volte bofonchianello scompiglio e nell’assurdo. I riformatori d’ingegno s’arrampicheranno sulcarro del XXIÿ secolo, senza impedire, però, che gli enormi problemi d’ordineeconomico–sociale assillino il mondo già sommerso dalle complicazionipolitiche, sociali e razziali. Se l’Europa vuol sopravvivere, dovrà superarequeste complicazioni, costi quel che costa: tale è la sfida d’oggigiorno, unasfida tutta cruda che spaventa i deboli e deve stimolare, invece, i cuori deiforti. Una sfida che rileva non solo le circostanze d’un giorno o d’un tempo,bensì s’estende a tutto ciò che è di più intimo e di più costante in fondoall’essere umano, quale che esso sia. Se HITLER riscendesse un domani nelloWalhall e riapparisse sbadatamente nella Cancelleria del terzo Reich, dovrebbesicuramente ricorrere a concetti e metodi nuovi, trasformando profondamente lapropria opera creativa. Non riprenderebbe, infatti, tutti i vecchi progettiinsabbiatisi in mezzo alla strada, ma pur mantenendo fermamente i suoiprincípi, li modellerebbe secondo le necessità dell’attualità. Le sue visionisul problema dell’agricoltura, o sulla collaborazione delle donne nell’ambitodella vita pubblica, o sull’ecologia – di cui egli fu il vero fondatore nel‘33,– e sulla ripartizione razziale dei popoli, e persino sul riordinamentoplanetario delle ricchezze subirebbero, senza dubbio alcuno, dei ritocchi opersino delle realizzazioni diverse da quelle che hanno marcato la prima metàdel XX secolo.

Rendere agli animi una vita spiritualeSarebbero poche le restanti probabilità di salvare la posta in giocoeuropea?... Il gioco è incalzante, esatto. Eppure sussistono cento motivi perlottare e sperare, e una ferrea volontà val più di mille impotenze. Nel ‘40 unREYNAUD, primo ministro chicchiriante della Francia «democratica»,pavoneggiandosi, esclamava: «Noi vinciamo, poiché siamo i più forti.» Un mesepiù tardi attraverso tutto l’Occidente le democrazie al gran completocrollavano come i castelli di carte! REYNAUD, imbarazzato, fuggiva (con 29chili d’oro) fino ai Pirenei, ove ebbe un incidente per colpa d’una rocciamalcapitata! La vicenda era andata male! Il buonuomo DEMOS rimase fuoricombattimento! I suoi conti furono regolati in qualche settimana. Si vede chetutto può cadere, ma un uomo di vero carattere è capace di ripristinare tutto.Per operare l’innovazione dei tempi futuri, basta solo che le volontà sianotese verso un potente sforzo dell’innovazione materiale. E non è che sia malataunicamente l’economia mondiale o l’ordinamento politico della società: èl’universo morale dei popoli che è colpito e intossicato da una folle corsaverso le comodità, apparentemente piacevoli, eppure spesso tragicamentedevastanti. L’essere umano della nostra epoca s’è lasciato sfuggire i milleanni del cristianesimo e di religiosità: ciascheduno ha voluto «vivere» egodersi in sovrabbondanza gli agi e le piacevolezze, e senza neanche renderseneconto, è diventato schiavo delle gioie mediocri, limitate ad un benesseresuperficiale. E ci si muove soltanto radenti al suolo. Come si fa a restituireuna vita spirituale alle anime pressoché spente, in cui la fiamma più non sale,smorzata com’è sotto le ceneri che poco a poco si rendon fredde? Chi è che larianimerà? Chi è che su codesti carboncelli, divenuti di color terra, farà soffiarcil’ispirazione, da cui scaturirà il fuoco spirituale? Senza di esso, invece,sarebbe perso tutto. Occorre che la donazione, la generosità, l’amore per gliuomini, la volontà di dare e il sacro fervore di un ideale straripante diverità rinnovino la vita interiore di ciascun essere. Il cuore dell’uomo non èsoltanto un ricettacolo per dei godimenti passeggeri: è un giardino incantatocoi suoi colori e profumi. Il cuore dell’uomo desidera elevarsi attraverso ilconfuso sottobosco dell’esistenza. Rivoluzione politica? – Sì! Rivoluzionetecnico–economica? – Sì! Quella sociale? – Sì! Ma dominando l’esistenza deisuoi effluvi, e soprattutto – una rivoluzione delle anime! La felicità non èche un sottoprodotto di discoteca. L’uomo deve ridiventare, anzitutto, esserespirituale, teso verso tutto ciò che innalza e nobilita: se no, quantunquegradevole sia la decorazione, la vita risulta solo una mangiatoia, in cui ci sisazia e l’essenziale non esiste più.

Secolo delle élite
L’anima c’è.
E c’è pure intelligenza. Una rivoluzione non sifa a colpi di spacconate, e meno ancora a colpi di vacue ingiunzioni dalfracasso di latta. Qualsiasi rivoluzione che arricchisce è frutto d’una lungapreparazione intellettuale. Quello futuro, sarà più che mai un secolo delle élitee del coordinamento delle loro scoperte: saranno i migliori, i più capaci – esolo loro – a coinvolgere, a dirigere e a mutare la società. E’ finito iltempo, in cui l’essere umano poteva preparare il proprio slancio nel lassismo,faciloneria, ignoranza e pigrizia. L’operaio dovrà cessare lui stesso d’essereun manovale ignorante, come lo è stato troppo a lungo. A forza del lavoro edella preparazione mentale dovrà trasformarsi in un tecnico altamentequalificato. Le industrie moderne – e costosissime – assumeranno soltanto deicollaboratori ben scelti. Domani non ci sarà più posto per i mediocri, i qualiandranno a raggiungere l’enorme lupanare degli scansafatiche e parassitispacciati, chiuso ad ogni avvenire. Nel secolo prossimo, a forza di fatica, costanza,elasticità dello spirito e potenza del carattere bisognerà che v’innalziate allivello intellettuale e alle conoscenze tecniche che marcheranno con la loroindelebile impronta i futuri condottieri d’uomini e di popoli. Che i giovani simettano bene in testa che è proprio in quella misura, in cui lavorerà il lorocervello e s’amplieranno le loro cognizioni tecniche ed in cui loro stessidiventeranno parte organica dell’élite, che potranno riuscire nell’innovazionedella società.

I tempi nuovi prenderanno a zampillare a manoa mano che voi, giovani ragazzi e ragazze del XXI secolo, già accampati allenostre porte, v’impegnerete – coi metodi e idee nuove, ma anche con un idealeardente, come quello dei vostri predecessori dei tempi eroici,– ad adempiere ilgrandioso compito del rinnovamento della società sbandata. Giovani cameratid’Europa, ora spetta a voi. Siate pronti – materialmente, ben certo, masoprattutto spiritualmente e intellettualmente – agli scontri più duri,compiendo la vostra avanzata illuminata dall’animo ed essendo disposti a tuttii sacrifici, coi cervelli perfettamente nutriti e ordinati ed i corpi forti.Allora, quantunque aspra sia la lotta, le solide braccia vostre potrannoinnalzare sui vostri scudi quella vittoria che i deboloni hanno creduto oramaidivenuta inaccessibile.

Solo coloro che hanno fede sfidano erovesciano il destino! Credeteci! E lottate!
Il mondo, lo si perde o lo si prende!Prendetelo!

Nel deserto umano, in cui belano tantimontoni, siateci leoni !
Forti come loro! E come loro intrepidi!
E che v’aiuti l’Iddio!
Salve, camerati!

Léon DEGRELLE
8 agosto ‘92

 




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21 maggio 2013

Uscire dalla logica liberal-capitalista

Uscire dalla logica liberal-capitalista

 

di: Stelvio Dal Piaz

 

Questa l’analisi: la crisi economico-finanziaria di stampo capitalistico comporta disoccupazione, precarizzazione del lavoro, disaggregazione sociale, alienazione.La realtà economica presenta un incessante dinamismo. La scienza economica si è rivolta, specialmente in questi ultimi anni, all’esame della dinamica economica con discreti risultati, ove si consideri la difficoltà che presenta lo studio del sistema economico, parte del sistema sociale la cui dinamica è determinata da fattori, oltre che economici, politici, giuridici, etici, anche da fattori di carattere interno a ciascun paese ed internazionali. Le interferenze dei vari fattori mutano di intensità e direzione, variano di qualità e si differenziano nel tempo e nello spazio. 



Particolarmente%RQb3NpdGlvbj0iUmlnaHQiPjx0b29sIG0l’analisi della dinamica del mondo del lavoro. Le variazioni delle condizioni di ambiente, delle innovazioni tecnologiche, dei gusti, delle mode, della domanda e offerta dei vari fattori produttivi, delle combinazioni produttive, delle correnti commerciali, ecc., producono variazioni nella produttività marginale del lavoro.Se non che a causa di attriti vari, dovuti ad irregolare distribuzione dei servizi produttivi, non si verificano le immediate e rapide variazioni nella domanda di mano d’opera e nel saggio delle mercedi. In concreto si presentano differenze di intensità e di cronologia nelle variazioni tra le diverse imprese, sicché lavoratori licenziati da alcune imprese sono assunti da altre, ma la dinamica del “mercato” dà luogo a una differenza tra la massa dei lavoratori esistenti e la massa di quelli effettivamente applicati al lavoro presso le imprese, dà luogo, cioè all’esistenza di “mano d’opera disoccupata”.Da quanto precede risulta che, anche in tempi di normalità, la massa disoccupata è una peculiarità dell’economia capitalista con la sua grande divisione del lavoro, i suoi metodi di produzione, distribuzione ed accumulazione del reddito, tutti condizionati dal meccanismo del mercato e dei prezzi e dal complesso sistema del credito.In una economia autoritaria a base corporativa socializzata, poiché le forze economiche sono strettamente controllate, anche il fenomeno della disoccupazione risulta controllato, per cui è più facile predisporre i mezzi per combatterla. La vita economica non si svolge con ritmo uguale.Le sopraccennate variazioni imprimono al sistema economico delle fluttuazioni di breve, media o lunga durata le quali danno luogo a varie specie di disoccupazione, sebbene non sia sempre facile stabilire, in concreto, se l’eccesso dell’offerta sulla domanda di lavoro sia dovuto a questa piuttosto che a quell’altra specie di ritmo dell’attività economica.Comunque, si suole distinguere la disoccupazione stagionale, da quella ciclica e da quella permanente. Vi è anche una parte di disoccupazione dovuta al “lavoro intermittente” , cioè al lavoro abitualmente occasionale ed irregolare per la natura stessa del “mestiere” che deve essere retribuito con un salario superiore alla media di classi analoghe, rendendosi così possibile la distribuzione del guadagno globale su un lungo periodo di tempo e la compensazione effettiva delle punte di occupazione e di disoccupazione. Ciò premesso, in presenza attualmente di una crisi economico-finanziaria devastante per intensità e durata, assistiamo anche al fenomeno di una disoccupazione crescente e ad una precarizzazione del lavoro che comportano una notevole diminuzione della domanda interna, diminuzione però a cui non fa riscontro una contemporanea diminuzione dei prezzi al consumo.Ciò è dovuto all’alta pressione fiscale e ai tassi di interesse usurai applicati dalle banche, nonché all’aumento incontrollato delle tariffe dei servizi primari essenziali ormai tutti nelle mani dei privati portati naturalmente alla speculazione e alla logica del massimo profitto.Considerare, quindi, le liberalizzazioni e le privatizzazione la medicina utile a raffreddare la tempesta speculativa, non è soltanto inutile, ma addirittura criminale.Infatti la cura da cavallo messa in atto dal governo dei “professori”, in pochi mesi ha già provocato l’aumento del debito pubblico, l’aumento dell’inflazione, l’aumento della disoccupazione e del lavoro nero, in un crescendo negativo che ha portato il paese Italia alla tanto temuta recessione di lunga durata. La crisi è di origine e natura capitalistico-speculativa, per cui non occorre essere degli scienziati per comprendere che la cura debba essere trovata nelle soluzioni di stampo anticapitalistico, in primis con la riappropriazione della sovranità monetaria.Tamponare il buco con la moneta a debito e a tasso esponenziale, è come voler spegnere il fuoco con la benzina. Tutte queste considerazioni valgono a chiarire che tutti, ma proprio tutti - professori e politici - vanno al più presto mandati a casa e sottoposti alla condizione di vita della massa proletaria che, da sola - in questo momento - sta soffrendo e pagando il conto. Occorre infrangere gli steccati, superare gli antagonismi e gli schemi ottocenteschi che ancora sono tenuti in vita strumentalmente dai nemici del lavoro e dei lavoratori, trovare nella Nazione e nella Socializzazione la sintesi politico-istituzionale per risollevare le sorti dell’Italia, tornare alla centralità dell’uomo che si realizza nel lavoro inteso quale dovere sociale, riprendere quel filo rosso che è stato spezzato alla fine della 2° Guerra mondiale.“La vita è come l’onda del mare: si spoglia dell’amaro levandosi in alto”, scriveva Mazzini che aveva veduto dissolversi la sua costruzione repubblicana del 1849, ma aveva dato l’impronta rivoluzionaria al processo unitario italiano. archivia e non tralascia nulla degli eventi di cui è scrupolosa nutrice e v’è ragione di credere che il sogno di una generazione vinta ma non doma, possa e debba tornare realtà.


Nel merito voglio riportare parte di quanto pubblicato nel giornale “Il Tricolore Nazionale” dell’11 aprile cura di Giuseppe Carlucci:

 

“Il mondo del lavoro, da sempre alla ricerca della strada maestra della vita, ha nella SOCIALIZZAZIONE la grande realizzabile idea della libertà e della giustizia umana e sociale: l’idea dell’avvenire. La nostra società, quella che NOI vediamo, sarà una società organica con un complesso di unità organiche. Al liberismo che propugna l’interesse individuale e al marxismo che è lotta di classe, noi opponiamo un principio sacro ed umano nello stesso tempo: la collaborazione di classe, per arrivare al superamento del concetto stesso di classe. Collaborazione di classe nel paese, nelle aziende. E nelle aziende, l’operaio artefice del suo avvenire, l’operaio al quale sarà ridata per intero la sua dignità, l’operaio parte viva dell’azienda. Il lavoratore che partecipa alla gestione delle aziende, siano esse di Stato o private, e che ne divide gli utili. Tutto questo nell’interesse spirituale e materiale del singolo che è però cellula di un grande organismo: SOCIALIZZAZIONE non ripudia l’iniziativa privata né la proprietà, ma entrambe perdono il loro aspetto egoistico, libere così di operare per il progresso. farà del lavoro non abbrutimento, lotte, sangue, ma l’alto mezzo attraverso il quale l’uomo si sentirà finalmente utile a se stesso, alla famiglia, alla Nazione. farà del lavoro il soggetto dell’economia e la base infrangibile dello Stato. Contadini, operai, tecnici, impiegati, professionisti ed artisti, lo Stato che uscirà dall’immenso travaglio sarà il nostro e il vostro e come tale lo difenderemo e lo difenderete”.Il compito di noi socialisti nazionali è quindi quello di lavorare con impegno ed umiltà per la realizzazione dello Stato Nazionale del Lavoro. Lavorare, quindi, è un dovere irrinunciabile che è comandato a NOI e alle coscienze di quanti credono ancora nei valori perenni della vita e dello spirito: così è stato sempre, così è per l’Italia di ieri, di oggi e di domani.

 




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20 maggio 2013

La Storia è Maestra di Vita

La storia è maestra di vita.
Dovremmo trarne le dovute considerazioni e renderci conto delle minacce mortali di cui siamo oggetto.


tratto da un testo di Gabriele Adinolfi

 

La storia è maestra di vita.
A patto di conoscerla e di essere presenti a se stessi per riconoscerla nel suo ripetersi.
Il primo obiettivo perseguito e raggiunto dall'oligarchia dominante è stato però proprio quello di falsificare la storia e di mistificarla, affinché non fosse possibile trarne insegnamento. L'ipnosi quotidiana in cui ci ritroviamo immersi è poi un enorme ostacolo per la presenza a se stessi, sicché chiunque sia potuto sfuggire alla mistificazione della storia, magari solo per l'esperienza vissuta sulla propria pelle, quasi mai ha la lucidità e la concentrazione necessaria per sottrarsi alle insidie che lo minacciano.
Sicché temo che ben pochi capiscano cosa accada.


 

Dulles e le multinazionali
Nell'ultimo mezzo secolo la minoranza organizzata e onnipotente degli internazionalisti ha lavorato in Italia e in quasi tutto l'occidente operando in maniera formidabile con precisione chirurgica.
Il dirigente dell'OSS (1), Allen Dulles, nel luglio 1916 fu assegnato all'ambasciata di Vienna, dell'Impero austro-ungarico, dieci mesi dopo il 7 aprile 1917, dopo che gli Stati Uniti dichiararono guerra all'Impero austro-ungarico, la delegazione americana trasferì le proprie operazioni di spionaggio e diplomatiche a Berna. Dulles ricevette l'addestramento nello spionaggio assieme a William S. Stephenson dall'MI6 il servizio di spionaggio inglese negli Stati Uniti. Dal 23 aprile dello stesso anno, Dulles fu militare attivo nell'Office of Strategic Services di Berna, per il Segretario del Dipartimento di Stato. Nel novembre del 1918, a 25 anni, in seguito alla resa delle truppe germaniche, Dulles fu assegnato al Boundary Commission a Versailles, dove andò a lavorare sulla nazione appena creata della Cecoslovacchia. Nel 1919 a Parigi, Dulles servì nell'unità di spionaggio del Dipartimento di Stato, durante la Conferenza di Pace. Dulles rimase nel Dipartimento di Stato dopo che la Germania firmò gli accordi di pace e lavorò all'ambasciata americana a Berlino, trasmettendo informazioni vitali riguardo al caos sociale e politico che era seguito. Nel mese di maggio 1920,Dulles fu trasferito all'ambasciata americana ad Istanbul, dove presentò un rapporto al Dipartimento di Stato su informazioni militari ed economiche della Turchia e sulle attività nel campo petrolifero persiano.

Dal 1942 al 1945 Dulles, durante la seconda guerra mondiale, ritornò nell'esercito, reclutato dal Capo dello spionaggio dell'OSS, colonnello William J. Donovan, come Direttore del OSS in Europa, con sede a Berna, nome in codice Agente 110. La sua copertura era il ruolo di assistente dell'ambasciatore americano in Svizzera, tra i suoi compiti quello di reclutare antifascisti in tutta Europa con lo scopo di combattere le potenze dell’Asse.

 

Alcune sue frasi sono chiarificatrici, sia degli intenti che lo animavano, sia delle operazioni transnazionali che hanno avuto luogo a partire dal 1961:

” … useremo tutto quello che abbiamo , - tutto l’oro, tutta la potenza materiale nell’ingannare e rendere la gente stupida… Il cervello umano, la coscienza possono essere modificati. Seminandovi il caos,noi scambieremo i loro valori con quelli falsi senza che se ne accorgano e li costringeremo a credere in quella falsità. Come? Troveremo dei complici in quel paese che condividono le stesse idee - i nostri alleati. Episodio dopo episodio, si svolgerà la grandiosa tragedia della morte di un popolo disubbidiente, dell’esaurimento totale ed irreversibile della sua consapevolezza… La letteratura, il teatro, il cinema – tutto rappresenterà e magnificherà le qualità umane più basse. Daremo un supporto infinito ai cosiddetti artisti, che in ogni modo introdurranno nella coscienza umana ilculto del sesso, della violenza, del tradimento – diciamo tutta l’immoralità. Nell’amministrazione dello stato creeremo caos e confusione. Noi contribuiremo in modo continuo ed invisibile al dispotismo dei funzionari e delle persone corrotte,alla distruzione dei principi. L’onesta verrà derisa e diventerà inutile,rimarrà nel passato. L’arroganza e la mancanza di rispetto, l’imbroglio e l’inganno, l’alcoolismo e la tossicodipendenza, la paura bestiale di ognuno…il tradimento - tutto questo coltiveremo in modo invisibile ed abile, tutto questo si svilupperà con i colori più forti. Solo pochi,pochissimi saranno in grado di indovinare o addirittura capire cosa succede veramente. Ma queste persone saranno messe in una posizione in cui nessuno le aiuterà in quanto diventeranno degli zimbelli. In questo modo rovineremo generazione dopo generazione.Cominceremo già dai giovani sui quali punteremo tutto, li depraveremo, li pervertiremo. Li renderemo cinici, bestemmiatori, cosmopoliti”.
Un pazzo? Un visionario? Un esagerato?

L'Economic Journal, portavoce delle multinazionali americane, dunque della politica mondiale statunitense, nel 1960 pubblicava questo programma: 

Quel che ci vuole è una rivoluzione delle totalità delle istituzioni e dei comportamenti sociali,culturali e religiosi e, di conseguenza, dell'atteggiamento psicologico, della filosofia e dello stile di vita. Ciò che si richiede si avvicina dunque ad una disorganizzazione sociale. Bisogna provocare l'infelicità e la scontentezza”.
Tutto
è stato fatto, con puntuale meticolosità.

 

I complici di Dulles
In controtendenza ci sono stati uomini e forze magari fondate su di una logica reazionaria, come la Spagna franchista, o su di una dinamica attiva ma antagonista (gollismo, peronismo, nasserismo, ecc).
In Italia quei complici di cui parlava Dulles facevano parte del cerchio della Finanza laica e cosmopolita e della sinistra internazionalista, in particolare di quella legata al comunismo bancario di taglio trozkista.
Ad opporsi, oltre al buonsenso di varia gente, ci fu quel mai completamente formatosi partito nazionale, composto da forze eterogenee, solitamente inquadrate nella destra socialista e in parte della sinistra democristiana con il supporto del MSI micheliniano.
Negli ultimi quarant'anni, quando,con l'ausilio degli scherani (2) rossi armati, il partito internazionalista si è abbattuto violentemente sulla nostra nazione,il suo operato ha subito rallentamenti ogni qual volta si sia presentata un'eccezione populista (Craxi, Lega, Berlusconi).
Oggi le eccezioni populiste sono state neutralizzate anche grazie all'inquadramento della protesta nel grillismo foraggiato e controllato da quei vertici trozkisti che vogliono esattamente un'accelerazione di quell'operato genocida che tanto era caro ad Allan Dulles.
I complici di Dulles sono oggi coloro che, da posizioni istituzionali o di potere finanziario e mediatico, perseguono esattamente il piano esposto dal boss dello spionaggio americano e dalla stampa delle multinazionali. Un ruolo particolarmente attivo lo rivestono il Presidente Napolitano, la Cameriera Boldrini, la ministro dell'integrazione Kyenge e,purtroppo, almeno in parte Josefa Idem.
Questa gente procede per strappi e per intossicazioni psicologiche, per esaltazioni da agit-prop (3) e per proposte emergenziali.
A dar loro manforte sostanziale, i soviet in magistratura e le logge a controllo dei corpi speciali.

 

I tre obiettivi essenziali di chi disfa la nazione
Quello che questa gente sta facendo e quello che la sua azione comporterà ci costringerà a tornarci su più volte e in modo sempre più dettagliato.
Anche perché si preannunciano drammi e tragedie di vasta portata.
Le linee perseguite – che sono quelle del genocidio e del liberticidio – sonochiare per chiunque abbia un minimo di conoscenza e due secondi da dedicare permettere insieme i dati.
E' necessario però sottolineare come queste minoranze sovversive procedononella loro conquista progressiva di potere all'interno del potere.
Non hanno mai variato comportamento.
Esse hanno bisogno di alimentare la tensione, di creare clima da guerra civile,di creare contrapposizioni e ostilità sul nulla, di far scannare la gente perogni ragione, ideologica o meno.
E tutte le campagne oggi in atto perseguono tre obiettivi essenziali: neutralizzareuna nazione; minare una nazione; imporre ovunque una logica da guerra civile.
1) La neutralizzazione della nazione è palese in tutte le scelte economiche e politiche, culturali e fiscali. Dal novembre 2011, quando Napolitano ha avviato il golpe internazionalista che ha liquidato l'eccezione populista, il nostro debito si è impennato, il nostro credito si è prosciugato, le nostre forze sociali vive sono state paralizzate, il nostro risparmio è stato attaccato a fondo, il nostro demanio è stato messo in liquidazione, i nostri asset sono stati messi all'asta, Finmeccanica è stata ingabbiata e l'Eni avviata alla privatizzazione.
2) La fine di una nazione passa pure per la sua trasformazione culturale,linguistica, morale, di costume e genetica. Il declino biologico si è accompagnato con l'aborto e con l'individualismo e si è acuito. Il fatto che si voglia a tutti i costi parlare di matrimoni gay non è estrapolabile da questo contesto. Non si tratta, infatti, di dibattere sui diritti civili e fiscali del  convivente ma di definire“matrimonio” qualsiasi genere di convivenza, per favorire il concetto di sterilità nelle unioni.
Intanto, con le mistificazioni con cui, in assoluta e conclamata mala fede, le Napoltano's girls lanciano l'offensiva per lo Ius Soli punta all'avvento di una massiccia immigrazione coatta che finirà con l'internazionalizzare definitivamente quel che resta di italiano.
3)Questo duplice attacco al cuore della nazione è portato con toni di guerra civile che vanno dalle demonizzazioni continue (oggi l'elemento-chiave è Balotelli) alle ostilità accese tra gruppi politici (di qui il revival dell'antifascismo violento che si accompagna ad altri atti di violenza che sembravano dimenticati, come le aggressioni al comizio del Pdl di Brescia) alla riesumata guerra dei sessi. L'idea stessa d'introdurre il concetto e il termine di “femminicidio” a questo serve: a contrapporre, a rendere litigiosi, a introdurre la logica di guerra civile su cui si fonda il controllo di un'oligarchia che non ha alcuna radice popolare, com'è il nostro caso.

 

 

Terrorismo
Si vuole rilanciare, come negli anni settanta, la guerra tra sessi, così come si vuol rilanciare la guerra tra poveri, così come si vuol rilanciare la guerra tra gruppi politici.
Il terrorismo a quello servì: a permettere a comunisti e finanzieri di compiere un colpo di Stato all'interno del potere e di rendere impotente una nazione. Lo stragismo a quello servì e scaturì nella capitolazione dello Stato,nell'abbandono delle nostre politiche estere ed energetiche autonome e nella privatizzazione della Banca d'Italia che ci sottrasse la sovranità monetaria.
Oggi ci troviamo in una nuova fase del medesimo processo: il terrorismo gli è funzionale. E tutti coloro che lo protessero, che lo indirizzarono, che lo foraggiarono e che ne permisero lo sviluppo stanno ai loro posti di comando.Così come lo stanno i comandanti delle formazioni armate che al comunismo globalizzato, al trozkismo, fanno capo, ideologicamente e gerarchicamente.
Le minoranze agitatrici dall'alto delle istituzioni gettano benzina sul fuoco e scatenano la polizia e la magistratura alla persecuzione sistematica. Da un lato aizzano i cani idrofobi dell'antifascismo per avvelenare il clima e dall'altro approfittano della cagnara per procedere con logica emergenziale a ridurre i margini, già esili, di libertà dei sudditi, di qualsiasi sesso, ceto o estrazione.
La storia è maestra di vita.
Dovremmo trarne le dovute lezioni e renderci conto delle minacce mortali di cuisiamo oggetto.
La storia è maestra di vita.
A patto di conoscerla e di essere presenti a se stessi per riconoscerla nel suoripetersi.

 

Note:

 

1.       L'Office of Strategic Services (OSS) eraun servizio segreto statunitense operante nel periodo della seconda guerra mondiale. Fu il precursore della Central Intelligence Agency (CIA). Fu istituito nel giugno 1942 con lo scopo di coordinare la gestione della raccolta di intelligence militare a livello centrale, assumendo in ciò un ruolo sovraordinato ad ogni altra analoga struttura già esistente nelle forze armate americane (ognuna delle quattro forze aveva infatti, e tuttora possiede, un proprio servizio di intelligence).

Di seguito vi riporto alcune delle missioni portate a termine con esito positivo in cui svolse una parte determinante:

a)Caso Kolbe

Dulles lavorò sull'intelligence riguardante i piani e le attività dei tedeschi. La carriera di Dulles venne beneficiata dalle informazioni fornitegli da Fritz Kolbe, un diplomatico tedesco e nemico dei nazisti. Kolbe fornì documenti segreti riguardanti l'attività delle spie tedesche e piani per il caccia areazione Messerschmitt Me 262.

b)Dossier Bergier

L'informazione spionistica più strepitosa fu quella del Dossier Bergier, il rapporto inviato da Dulles a Washington, con tutte le descrizioni riguardanti il progresso tedesco nei preparativi dei razzi V1 e V2. Il Dossier Bergier permise agli Alleati il bombardamento e la distruzione del centro di ricerca di Peenemunde, infliggendo una stoccata decisiva alla fabbrica nazista di armi letali di distruzione di massa.

c)Operazione Husky

Allen Welsh Dulles ebbe un ruolo preminente nell'Operazione Husky, lo sbarco alleato in Sicilia, nel 9-10 luglio 1943.

La trattativa fra servizi segreti dello stato americano e criminali mafiosi passò attraverso l'Office of Strategic Services, (OSS), diretto dal generale WilliamDonovan: gerarchicamente, l’OSS in Europa dipendeva da Allen Dulles, che aveva la propria sede in Svizzera, il suo diretto dipendente in Italia era l’italoamericano Massimo Corvo, di origini siciliane, noto come "Max"e detto in codice "Maral", numero di matricola 45.

MaxCorvo incominciò ad organizzare i propri uomini formando un'unità militare che,fra le forze armate americane era nota come the mafia circle (il circolo della mafia). Su indicazione di Allen Dulles, stabilì ulteriori contatti con Victor Anfuso, Lucky Luciano, Vito Genovese, Albert Anastasia e altre persone delle organizzazioni criminali italoamericane inserite nell’operazione Underworld, un giovane raccomandato dallo stesso Luciano, Michele Sindona, e anche un certo Licio Gelli.

Max Corvo e la sua squadra vennero sbarcati in Nord Africa a maggio 1943. Poi tre giorni dopo l’attacco, l’unità prese terra a Falconara, vicino a Gela, e si stabilì nel castello della cittadina. A Melilli Corvo incontrò padre Fiorilla,parroco di San Sebastiano e parente di uno dei suoi uomini e poi andò ad Augusta, sua città natale, per reclutare collaboratori locali. Intanto gli agenti dell’OSS occuparono le isole più piccole intorno alla Sicilia, fra cui Favignana e liberarono dalla prigione numerosi boss della mafia, che furono arruolati nel servizio dell’OSS, circa 850 "uomini d'onore"raccomandati dai capi mafiosi siciliani, che dopo l'occupazione assunsero cariche pubbliche nell’amministrazione militare del colonnello Charles Poletti:in provincia di Palermo ci furono 62 sindaci mafiosi..

d)Operazione Sunrise

Fu uno degli attori principali nelle trattative avviate da Max Waibel (Operazione Sunrise) (Alba) che portarono alla capitolazione delle truppe tedesche in Italia.

Negoziatiper la resa tedesca in Italia.

Il tesoro della Galleria degli Uffizi, preso dai nazisti, fu subito recuperato e Ferruccio Parri, e altri prigionieri della Gestapo, vennero riconsegnati all'esercito americano in Svizzera, sano e salvo, nel marzo 1945. La resa definitiva fu firmata il 29 aprile 1945 a Caserta. Per i negoziati per la resa separata delle truppe tedesche in Italia, Dulles verrà decorato dal presidente Truman il 18 luglio del 1946.

2.       [sche-rà-no] s.m. (non com. f. -na) lett.  Uomo violento al servizio di un potente sec.XIII

3.       Agitprop è l'acronimo di (otdelagitatsii i propagandy), ossia Dipartimento per l'agitazione e la propaganda,organo del comitato centrale e regionale del Partito comunista dell'Unione Sovietica il quale fu in seguito rinominato « Dipartimento ideologico ».

Nella lingua russa il termine « propaganda » non presentava nessuna connotazione negativa, come in francese, italiano o inglese, significava « diffusione,disseminazione, d'idee ». Attività e obbiettivi dell'Agitprop erano diffondere idee del marxismo-leninismo, e spiegazioni della politica attuata dal partito unico, oltre che in differenti contesti diffondere tutti i tipi di saperi utili, come per esempio le metodologie agronome. L'«agitazione » consisteva invece nello spingere le persone ad agire conformemente alle progettualità d'azione dei dirigenti sovietici.




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23 marzo 2012

L'Italia è una repubblica affondata sul lavoro

“Queste sono le chiavi della mia attività. Con stasera ho finito. Domani i miei negozi li aprite voi.” Con queste parole rivolte a Gianfranco Polillo, sottosegretario al Ministero dell’economia, Andrea Zucchi ha concluso il suo intervento giovedì scorso su La7, durante una puntata di Piazza pulita (vedi video sotto). Sposato, due figli, originario di Fidenza, nel piacentino ha due punti vendita di occhiali. Intervistato in esclusiva da L’indipendenza, lancia un appello: “cerco un paese al mondo in cui io sia gradito. Azienda, magazzino, macchina… cedo tutto quello che ho allo stato. Mi bastano solo i vestiti che ho addosso. Voglio un passaporto nuovo, di un Paese qualsiasi, dove l’imprenditore non sia un nemico. Un Paese dove possa crescere i miei figli, perché qui non è possibile”.
 Mica per colpa della crisi: “Ho chiuso i bilanci in pareggio, senza debiti con le banche, anche perché a me, le banche, non hanno mai dato un soldo. Peccato che mi sia arrivata una lettera dall’INPS con minacce d’arresto perché non avrei pagato tutti i contributi, benché io sia in credito d’Iva e attenda dallo stato più soldi di quelli che mi chiede. – chiarisce Zucchi – E consideri che il mio settore non andrebbe neanche male. Si potrebbe fare bene, creare posti di lavoro… il problema è che in Italia c’è una cultura generalizzata che porta a considerare gli imprenditori dei ladri, mentre sono quelli che mantengono tutti, compresi gli statali. Gente che è convinta di pagare le tasse, mentre in realtà le loro tasse sono solo una partita di giro”.
 “Qui in Italia siamo alla pura follia – spiega Zucchi – Trent’anni e passa fa un gruppo di soloni si è messo d’accordo per fregarci tutti, costruendo un sistema di clientele che garantisse poltrone a vita. Per farlo ha dovuto venderci un sogno folle: ‘lavorerai il 9% del tempo della tua vita e tanto basterà per mantenere te, la tua famiglia, un pensionato e un dipendente statele’. Perché 40 ore settimanali per 40 anni sono il 9% di una vita. Roba incredibile, ma noi ci siamo cascati perché i soloni hanno usato la parola magica: ‘questo è un vostro diritto’”.
 “Neanche i professori, con il loro aplomb, possono fare niente – continua Zucchi – Tranne fare quello che potrebbe fare qualsiasi cretino in un quarto d’ora. Hanno alzato le tasse, invece di abbassare la spesa, tutelando soprattutto gli statali, vedi riforma Fornero. Come se non sapessero che da gennaio a settembre dell’anno scorso 720 aziende del nordest hanno trasferito la loro attività in un posto dove si può lavorare”. Zucchi si riferisce all’Austria, di cui abbiamo parlato qui. “E non appena è successo, tutti a dire che gli imprenditori delocalizzano perché sono stronzi e sfruttano i bambini del Pakistan. Un paio di palle, l’impresa si localizza dove vengono rispettati i diritti civili dell’imprenditore”.
Zucchi trasecola quando pensa all’idea di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia dell’Entrate, di dotare di dotare di un bollino blu le imprese che pagano le tasse: “Li ho già visti i bollini colorati messi addosso alle persone, durante il fascismo. E non vorrei vederli più. Che poi un funzionario di stato, pagato colle mie tasse, si permetta di concepire un’idea simile è folle. Questi si sentono unti del Signore. E fanno sentire me indesiderato. Non mi vogliono? Me ne andrò”.
 L’Italia, secondo Zucchi, è irriformabile: “qui non si salva nessuno. Lo stato italiano, così come lo racconta Napolitano, è un’idea che non funziona. La costituzione è stata scritta da gente impaurita con attorno macerie ancora fumanti, che temeva svolte autoritarie. Ne è nato uno stato in cui non comanda nessuno. Neanche i signori professori del club di Monti. Ormai viviamo in una pantomima perché la comunicazione pubblica ha preso il sopravvento sulla sostanza delle cose. E quindi tutto è possibile. Infatti in Italia tutto è a norma di legge. L’unico fuori legge sono io”.
 Deciso ad abbandonare il Paese, completamente sfiduciato dalla politica, Zucchi, che ammette di aver votato un po’ per tutti i partiti, salvo poi pentirsene ogni volta, rivendica la necessità di compiere quello che definisce un gesto autonomo: “Non voglio implicarmi con movimenti o peggio con associazioni di categoria mangia soldi. In questo stato io sono perdente, quindi non mi resta che andarmene. Non nell’aldilà, come hanno fatto alcuni” conclude Zucchi, al plurale, ripercorrendo i numerosi casi di imprenditori suicidi: “io cerco un Paese che abbia bisogno di gente che sa fare e vuole lavorare. Se ci sono altri che la pensano come me, lo dicano, e scegliamo insieme la meta”.
 Fonte: l’indipendenza – Scritto da: Carlo Melina




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21 marzo 2012

un paese di perfetti imbeccilli

«Essere di destra o essere di sinistra equivale a scegliere tra due delle innumerevoli maniere che si offrono all’uomo per essere imbecille. 

Entrambe infatti sono forme di emiplegia mentale» 

(Ortega y Gasset)






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