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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

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8 gennaio 2012

Beppe Alfano

La morte di Beppe Alfano, cronista solitario allaricerca della verità

 Tratto da:BlogSicilia  

Ricorreoggi l’anniversario della morte del giornalista Beppe Alfano, ucciso da uncommando mafioso la sera del 8 gennaio di 18 anni fa a Barcellona Pozzo diGotto, sua città natale.


"C'è un tempo in cui il sangue, colando, separa

c'è un tempo in cui il sangue, colando, unisce"

Eranoda poco passate le 10 di sera quando il cronista fu freddato con tre colpi dipistola a bruciapelo mentre era a bordo della sua auto.

Alfano, corrispondentede La Sicilia,pagò con la vita il lavoro di giornalista fatto con puntiglio e spirito di denuncia,che sfociò in alcune grandi inchieste,  in una realtà come la cittadinatirrenica di Barcellona Pozzo di Gotto con una spiccata presenza dellacriminalità mafiosa.

Quando fuucciso Beppe Alfano non era neanche iscritto all’Ordine dei giornalisti: iltesserino gli fu riconosciuto solo dopo la morte. Nella vita era professore dieducazione tecnica in una scuola media di un paese vicino a Barcellona. Avevacominciato con le radio private alla fine degli anni ’70, a Messina, poi, neglianni ’80, le televisioni locali. Da alcuni anni era il corrispondente daBarcellona per il quotidiano ‘La Sicilia’.

Politicamente, era unmilitante di destra, iscritto al Msi di Giorgio Almirante, ma per le sue presedi posizione ‘controcorrente’ era spesso in disaccordo con i vertici delpartito .

La figura di Alfanoviene ricordata dal senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente dellaCommissione antimafia: “Nella provincia di Messina, cosiddetta ‘babba’ perche’allora erroneamente considerata immune dal fenomeno mafioso, Beppe Alfano –dice – svelo’ una realta’ ben diversa da quella che si voleva far credere”.

“Nei suoi articoli enelle sue inchieste giornalistiche – prosegue Lunia – racconto’ la presenza diconsorterie criminali e collusioni mafiose con il mondo delle istituzionilocali e degli affari che condizionavano la vita politica, economica e sociale.Una scelta coraggiosa che Alfano fece per amore del giornalismo e della suaterra, quando scrivere di mafia voleva dire guadagnare una miseria e allostesso tempo rischiare la vita”.

“Beppe Alfano –aggiunge Lumia – sapeva che per combattere la mafia bisognava renderla visibileai cittadini, chiamarla per nome, spiegarne gli effetti nefasti sulla vita deicittadini e delle imprese. La sua testimonianza e’ un faro per chi vuoleintraprendere e per chi svolge l’attivita’ giornalistica, ma anche un esempiodi coraggio e di liberta’ per tutti”.

 




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6 gennaio 2012

"La mafia è una montagna di MERDA"

Peppino Impastato, un siciliano libero




Ha dimostrato che è possibileribellarsi, cambiare strada, non abbassare la testa e muovere altre coscienze

PeppinoImpastato avrebbe compiuto 64 anni, oggi. E’ morto ad appena trenta. Non erasolo un attivista, un giornalista (tessera abbondantemente postuma) e uncittadino. Che già basterebbe. Era un siciliano libero. In Sicilia. Non è maitroppo tardi per conoscere la sua storia. Ammazzato dalla mafia, fatto saltarein aria sulla linea ferroviaria tra Cinisi e Palermo, la notte del 9 maggio1978. Hanno provato anche ad infangarne la memoria, depistando le indagini.Folle, esaltato, terrorista dicevano subito dopo la sua morte, fatta passareper un mancato attentato che stava preparando. Terrorista poi, un uomo così,non poteva proprio essere, lui che il terrore lo combatteva. Guardandolo infaccia.

E’questo della storia di Peppino Impastato che non va maidimenticato. Lui provava disgusto per la mafia e per un sistema vigliacco chebasa il suo potere sulla violenza, la sopraffazione e il compromesso. E queldisgusto, l’ha urlato per quindici anni dal portone accanto, dal balcone difronte e dalla piazza principale di un paese, Cinisi, di settemila animeassopite dalla mafia. Raggiungendole tutte, dentro le loro case. Recapitando,puntuale, il disprezzo per un sistema malato di cui anche lui era figlio. Ma dicui non sarebbe mai stato padre. Ha dimostrato che è possibile ribellarsi,cambiare strada, non abbassare la testa e muovere altre coscienze. Che è possibilesapere da che parte stare. E starci. Peppino Impastato combatteva la violenzacon l’informazione. Ha insegnato che per cambiare le cose devi iniziareinformando la gente.

E’per questo che ha fondato un giornale (L’idea socialista),ha aperto un circolo culturale (Musica e cultura) e ha messo in piedi una radio(Radio Aut). Perché la sua battaglia contro il malaffare e le ingiustizie, nonè mai scesa a compromessi neanche dopo la morte del padre, legato al bossmafioso Gaetano Badalamenti. Ci sono voluti 24 anni perché «Tano Seduto» - comelo soprannominava - venisse condannato come il mandante dell’omicidio diPeppino. Un uomo così, vigliacco, non lo era di certo. Un uomo così erairrequieto, se mai. Che non lo etichettavi con nessun partito, anche se un partitoalla fine aveva scelto, per candidarsi come consigliere comunale. Un uomo così,era geniale a tal punto che il momento più alto della sua battaglia è stata unarisata. Mettere in ridicolo persone che basavano la loro forza sullarispettabilità, era una cosa che mai nessuno si era sognato di fare. Un uomocosì è stato tante prime volte nella sua vita. La campagna per l’acqua, peresempio.

Manoi siamo un popolo che dimentica la storia. O che forse non ama impararla. «Prima di essere unoppositore e in seguito una vittima della mafia, è stato una specie disuperstite, uno dei pochissimi che, pur facendone parte per nascita e perdestino, è riuscito a uscire moralmente indenne dalle sue maglie, a passare latrincea e a schierarsi dall’altra parte». Questo dice di lui suo fratelloGiovanni. Sul corso di Cinisi, dal 2005, è aperta Casa Memoria. Un «luogo didivulgazione della verità e della cultura, un avamposto della resistenza controil potere e contro la mafia». Da quel portone, da quel balcone, da quellapiazza, Peppino Impastato non se n’è mai andato. Questo, non dobbiamodimenticare, di un uomo così.

Eleonora Cozzari

 




permalink | inviato da C.O.C. il 6/1/2012 alle 14:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



3 gennaio 2012

tributi...

“Il mondo è costruito in modo tale che pregiudizi e passioni esigono sempre il loro tributo di sangue, ed è bene sapere che ciò non muterà mai”.









permalink | inviato da C.O.C. il 3/1/2012 alle 18:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



22 dicembre 2011

"Contro gli armeni fu un genocidio"

Scontro diplomatico Francia-Turchia... Parigi: "Armeni,fu un genocidio" Istanbul in piazza






Aspetteranno che muoia anche l'ultimo Palestinese prima di conclamare il genocidio palestinese?





PARIGI
È ufficialmente crisi diplomatica tra Francia e Turchia dopo il via libera dell’Assemblea 
nazionale transalpina alla legge che punisce la negazione dei genocidi, compreso quello 
degli armeni durante la Grande Guerra. I deputati francesi hanno votato a larghissima 
maggioranza la proposta di legge presentata dalla parlamentare di centrodestra Valerie Boyet, 
che stabilisce pene fino a un anno di carcere e 45 mila euro di ammenda per il negazionismo 
sui genocidi legalmente sanciti come tali dallo Stato francese: il massacro degli ebrei da 
parte del regime nazista e lo sterminio perpetrato dagli ottomani a danno della popolazione 
armena tra il 1915 e il 1917, che Parigi ha riconosciuto nel 2001.

Secondo le norme precedenti, solo la negazione della Shoah era reato. Il provvedimento 
passerà ora, dopo la pausa per le feste di fine anno, all’esame del Senato, dove rischia di 
rimanere settimane o addirittura mesi. La speranza dei suoi promotori è che l’approvazione 
definitiva arrivi in ogni caso prima di fine febbraio, quando il Parlamento francese 
interromperà la propria attività legislativa in vista delle elezioni presidenziali. 
La reazione turca, però, è stata immediata. Il governo di Ankara, che nei giorni scorsi aveva 
a più riprese minacciato ritorsioni, ha richiamato d’urgenza in patria il proprio ambasciatore, 
e il primo ministro Tayyip Erdogan ha annunciato la sospensione di tutte le visite bilaterali 
e il congelamento della cooperazione politica e militare con Parigi in segno di protesta. 
«Sfortunatamente questa legge è stata approvata, nonostante tutti i nostri avvertimenti», 
ha commentato Erdogan davanti alla stampa, «questo aprirà piaghe irreparabili e molto gravi 
nelle relazioni bilaterali».

Dure parole di condanna sono giunte anche dal vice-premier turco, Bulent Arinc, che da Twitter 
ha inviato il suo anatema contro il parlamento francese, colpevole di aver «approvato questa 
legge equivalente a un tradimento della storia e della realtà storica». «Lanceranno una caccia 
alle streghe contro chi dice che non c’è stato un genocidio?», aggiunge, accusando il governo 
di Parigi di avere «come obiettivo di ipotecare la libertà di pensiero degli studiosi». Cerca 
di gettare acqua sul fuoco il ministro degli Esteri francese Alain Juppè, che dalla sua Bordeaux 
invita gli «amici turchi» a non avere «una reazione eccessiva» al provvedimento. «Sono 
dispiaciuto per questa prima reazione, e faccio appello al buon senso alla misura», ha aggiunto, 
precisando poi che per una decisione su eventuali ritorsioni da parte di Parigi bisognerà 
attendere: «Valuteremo - ha spiegato - e mi auguro che ci fermeremo qui, se possibile». 
Parole di apprezzamento per il voto del parlamento transalpino sono giunte invece dall’Armenia, 
che per bocca del ministro degli Esteri Eduard Nalbandian ha espresso la propria «gratitudine 
alle più alte autorità della Francia, all’Assemblea nazionale e al popolo francese». 
Una dichiarazione che farà di certo piacere al presidente Nicolas Sarkozy, in crisi di consensi 
a pochi mesi dalle elezioni, per cui l’appoggio dell’influente comunità armena in Francia è 
un’arma elettorale irrinunciabile.




permalink | inviato da C.O.C. il 22/12/2011 alle 20:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



30 gennaio 2010

La crisi morale di Carlo Taormina

La verità su mr.B. raccontata dal suo ex avvocato

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«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».

Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.

Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoi».

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».

Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».

Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».

Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».

Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».

Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.

A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».

Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».

Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».

E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».

Preso da: Piovono Rane



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