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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

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11 febbraio 2015

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permalink | inviato da C.O.C. il 11/2/2015 alle 13:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



5 giugno 2013

Lettere dalla Turchia

Lettere dalla Turchia


 


Due ragazze turche raccontano in prima persona cosa stasuccedendo in Turchia. Quali sono le motivazioni delle proteste, cosa stafacendo la polizia e chi sono i manifestanti.

Possiamo chiamarla rivoluzione Turca, iniziata come unapacifica protesta ambientalista si è trasformata nell'ennesima storia diviolenza e abuso di potere da parte delle autorità che dovrebbero proteggere icittadini. Per capire cosa sta succedendo in questi giorni in Turchia hochiesto a due ragazze Turche Selin e Pinar di raccontarmi la loro versionedegli avvenimenti, così da poter aiutare i manifestanti a diffondere le lororagioni e per permettere un contatto diretto e in prima persona con i giovaniturchi. Ecco dunque in queste due lettere il racconto e le motivazioni delleproteste che stanno rivoluzionando la Turchia.

 

Selin:

“Caro Andrea,

Prima di tutto vorrei ringraziarti per la tua proposta e diaiutarmi a condividere queste righe in Italia. Come è stato detto dai mediaitaliani, tutto è iniziato come una manifestazione ambientalista ad Instanbulnel parco di Gezi . I manifestanti erano tutti giovani sensibili alle tematicheambientali. Al terzo e quarto giorno di questa manifestazione, la polizia turcaha iniziato a trascinare i manifestanti fuori dalle tende usando la forza, ancheattraverso l'utilizzo di cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e altri gas chimici.Assistendo a questo comportamento aggressivo da parte della polizia neiconfronti dei giovani manifestanti, altri membri della società civile turca (turchilaici, scrittori, cantanti, sindacati, studenti) hanno cominciato a daresostegno e ad unirsi alle proteste dei giovani del parco Gezi. In questo modola protesta si è diffusa da Istanbul verso altre città della Turchia.

Voi occidentali, vi starete probabilmente chiedendo perchécentinaia di migliaia di persone stanno manifestando in questo modo per unparco. Sfortunatamente, noi non siamo così ambientalisti. La vera ragione dellanostra rabbia va ricercata nelle misure e nelle leggi Erdogan ha intrapreso inquesti mesi e anni. Il parco di Gezi è stata la goccia che ha fatto traboccareil vaso.Le persone che stanno protestando sono tutti appartenenti alla societàcivile turca:  studenti delle scuolesuperiori, studenti universitari, artisti, scrittori, editorialisti, docenti, avvocatie alcuni sindacati turchi. Non stanno manifestando solo giovani ma anche adultie anziani, gli anziani non sono sempre in strada, per via della loro età ma cisono, i miei amici proprio in questo momento sono in piazza Kizilay in Ankara. Putroppoci sono anche provocatori che creano problemi facendo atti di vandalici.

Ci sono molte ragioni che alimentano questa protesta, possofarti alcuni esempi:

Abbiamo molti intellettuali e attivisti in prigione da anni,detenuti per il solo motivo di pensare diversamente dal partito Ak, il partitodi Erdogan che li considera delle minacce. Lo sapevi che secondo Erdogan ancheTwitter e anche Facebook sono delle minacce? Ha paura del nostro diritto umanopiù importante: la libertà di parola.Le persone non trovano lavoro se non appartengono al partitoAK. I nostri media tradizionali non sono più i nostri occhi e lenostre orecchie come dovrebbero essere. Mentre i media internazionalimostravano le scene dei disordini in Turchia, noi vedevamo programmi suglianimali o di cucina, come se niente stesse accadendo nelle nostre città.Erdogan ha offeso i nostri martiri e le loro famiglie piùvolte.I nostri contadini non vengono rispettati. Un altro motivo alla base delle proteste riguarda lerestrizioni alle libertà personali. Ad esempio sull'uso di bevande alcoliche, ancoranon sono proibite ma passo dopo passo sembra che Erdogan sia indirizzato versoil proibizionismo. Le hostess della Turkish Airlines non possono più usare ilrossetto color rosso e devono indossare gonne lunghe. E, come detto inprecedenza, non possono servire bevande alcoliche. Se vuoi altre motivazioni, sfortunatamente, non mi saràdifficile trovarle. Come puoi vedere, non abbiamo più una democrazia e come puoinotare nel descrivere la situazione non sto usando la parola “Governo Turco”perché in effetti è Erdogan che prende le decisioni. Non voglio che le personeal di fuori della Turchia si facciano un'opinione sbagliata. Le persone instrada non sono dei ribelli, vogliono solo il rispetto dei loro diritti umani elibertà, e sicuramente tutti loro vogliono le “dimissioni di Erdogan”! Personalmente, vorrei che L'Europa facesse qualcosa, sonodisposta ad accettare ulteriori pressioni sul “governo della Turchia” se questofacesse in modo che Ergan smettesse di usare cannoni, gas lacrimogeni e lapolizia smettesse di assalire i manifestanti. E noi, il popolo turco, ciprenderemo cura di tutto il resto, ovvero delle dimissioni di Erdogan.”

Pinar:

“Ciao caro,

grazie per il tuo coinvolgimento e per il supporto. Sonofelice che ragazzi come te si interessino della situazione e contribuiscanoalla soluzione.Durante le ultime 4 notti, qui in Ankara, la polizia haattaccato i dimostranti con proiettili di plastica, spray al pepe, gaslacrimogeni, bombe, e non so cos'altro. Feriscono e fanno del male alle personeintenzionalmente, hanno addirittura ucciso alcune persone ma i numeri sonoancora incerti. Negozi, bar e abitazioni sono danneggiate di proposito e lancianospray al pepe dentro le abitazioni per soffocare le persone. Poliziotti sottocopertura si infiltrano tra i protestanti per danneggiare proprietà pubbliche eprivate e i media turchi attribuiscono questi atti ai dimostranti.”




permalink | inviato da C.O.C. il 5/6/2013 alle 6:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



30 maggio 2013

SIRIA: VECCHI INGANNI, NUOVI SCENARI

SIRIA: VECCHI INGANNI, NUOVI SCENARI

Siria :::: Marco Nocera :::: 15 maggio, 2013 :::: 
SIRIA: VECCHI INGANNI, NUOVI SCENARI

La questione siriana sta prendendo una via decisamente preoccupante che non  lascia presagire nulla di buono. Non è la prima volta che vediamo uno stato sovrano con un legittimo governo al centro di attacchi fisici od indiretti volti a destabilizzarne l’impianto istituzionale e sociale[1]. Lo spettro di un attacco fisico portato avanti sul territorio siriano era da molto tempo nell’aria, come allo stesso modo aleggia da molto tempo la prospettiva di un attacco contro la Repubblica Islamica dell’Iran. L’invenzione, tutta occidentale, di un “esercito libero siriano” composto perlopiù da traditori, criminali locali e mercenari delle più disparate nazionalità[2], ci porta quantomeno a interrogarci sui “valori” portati avanti da questi loschi individui ben prezzolati. Come per il conflitto in Iraq, abbiamo assistito e assistiamo di continuo a continue pressioni da parte dei media controllati dai gruppi di potere dell’informazione, che esortano alla guerra contro il nemico Bashar Al-Assad con accuse palesemente false[3].

Fin troppo evidente l’accusa portata avanti in questi ultimi mesi, relativa all’impiego di armi chimiche da parte del governo siriano nella repressione dei rivoltosi: è notizia di poco fa che a quanto pare i cosiddetti “ribelli” sarebbero stati gli unici ad impiegare armi chimiche sul territorio siriano; da qui la domanda: se in Siria non sono presenti armi chimiche, almeno in dotazione tra le file dell’esercito regolare, chi ha fornito questi armamenti ai terroristi che agiscono contro lo stato legittimo di Bashar Al-Assad?[4] Per restare ancora più sconcertati bisogna pensare all’attacco portato avanti da Israele allo stato siriano. 48 ore di terribili bombardamenti senza alcuna apparente giustificazione non sono abbastanza per far levare voci di dissenso da alcuna organizzazione per i diritti umani[5]. Di sicuro i danni, per quanto gravi, fatti dall’aviazione bellica israeliana non stanno minimamente scalfendo i risultati portati avanti dalle truppe regolari nelle operazioni di ripristino di sicurezza sulle zone in mano ai ribelli: notizia di poco fa, per esempio, che la zona a sud di Aleppo è stata bonificata dall’attività terroristica è stata sradicata[6]. L’esercito siriano, quanto a combattività, riuscirà sicuramente a tener testa ai gruppi di sovversivi che infestano ancora la nazione siriana; il vero pericolo potrebbe, però, derivare da un attacco via terra portato avanti dall’esercito israeliano con la compiacenza e l’appoggio degli USA e quindi anche con l’avallo dell’ONU.

A questo punto lo scenario sarebbe destinato a complicarsi ulteriormente, dal momento che a fianco della Siria, oltre a Hezbollah, verrebbe trascinato nel bel mezzo del conflitto lo stesso Iran, cioè l’obiettivo di sempre delle democrazie occidentali, che fin dal 1979 hanno inutilmente tentato di impossessarsi nuovamente della nazione dopo la rivoluzione di Khomeini e la cacciata dello Scià al servizio degli stati occidentali. L’attacco alla Siria costituisce probabilmente il pretesto per conquistare nuove zone a livello geostrategico e sostituire governi anti-imperialisti con governi fantoccio collaborazionisti come nel caso delle petromonarchie, come il Qatar[7], vincolate da strettissimi rapporti con USA e l’alleato regionale Israele. Destabilizzando l’intera regione ed inducendo di fatto l’Iran ad un intervento, la cartina geopolitica verrebbe di fatto ridisegnata con un equilibrio a favore degli USA. Siria ed Iran, in questo momento hanno il delicato compito di evitare che si formi una faglia di frattura tra la zona NATO e quella asiatica, a vantaggio degli esportatori della geopolitica del caos. Gli sviluppi dei prossimi mesi potranno forse chiarire la reale direzione e le reali intenzioni degli USA e di Israele, sperando vivamente che non si ripeta uno scenario iracheno amplificato in tutta la regione.

Tratto da: EURASIA rivista di studi geopolitici




permalink | inviato da C.O.C. il 30/5/2013 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



25 maggio 2013

Honneur au coeur rebelle

De Benoist: 

“La morte volontaria di Dominique Venner?

La più conforme all’etica dell’onore”

Pubblicato il 23 maggio 2013 da Nicholas Gauthier (traduzione di Maurizio Cabona)

venner

Alain de Benoist, lei conosceva Dominique Venner dal 1962. Al di là della pena o del dispiacere, è stato stupito dal suo gesto? Sebbene egli avesse da tempo rinunciato alla politica, questo gesto è coerente con la sua vita, la sua lotta politica?

“Ora mi disgustano soprattutto certi commenti. «Suicidio d’un ex dell’Oas», scrivono gli uni, altri parlano d’una «figura d’estrema destra», d’un «violento oppositore del matrimonio gay» o di un «islamofobo». Senza contare gli insulti di Frigide Barjot, che ha rivelato la sua vera natura, sputando su un cadavere. Costoro non sanno nulla di Dominique Venner. Mai hanno letto una sua riga (su oltre 50 libri e centinaia d’articoli). Ignorano perfino che, dopo una gioventù agitata – che lui stesso raccontò in Le cœur rebelle (1994), tra le sue opere migliori -, aveva rinunciato a ogni forma d’azione politica da quasi mezzo secolo. Esattamente dal 2 luglio 1967. Infatti ero presente quando comunicò la decisione. Da allora Dominique Venner s’era dedicato alla scrittura, prima con libri sulla caccia e sulle armi (nel settore era un esperto riconosciuto), poi con saggi storici scintillanti per stile e spesso autorevoli. Aveva poi fondato La Nouvelle Revue d’histoire, bimestrale d’alta qualità.

 “Il suo suicidio non mi ha sorpreso. Da tempo sapevo che – sull’esempio degliantichi Romani, e anche di Cioran, per citare solo lui – Dominique Venner ammirava la morte volontaria. La giudicava la più conforme all’etica dell’onore. Ricordava Yukio Mishima e non a caso il suo prossimo libro, che il mese prossimo sarà edito da Pierre-Guillaume de Roux, s’intitolerà Un samouraï d’Occident. Fin d’ora se ne può misurare il carattere di testamento. Dunque questa morte esemplare non mi stupisce. Mi sorprendono momento e luogo.

 “Dominique Venner non aveva «fobie». Non coltivava alcun estremismo. Era un uomo attento e segreto. Con gli anni, il giovane attivista dell’epoca della guerra d’Algeria s’era mutato in storico meditativo. Sottolineava volentieri quanto la storia sia sempre imprevedibile e aperta. Ci vedeva motivo per non disperare, infatti rifiutava ogni forma di fatalismo. Ma era innanzitutto un uomo di stile.Ciò che apprezzava di più nelle persone era la tenuta. Nel 2009 aveva scritto un bel saggio su Ernst Jünger, spiegando la sua ammirazione per l’autore delleScogliere di marmo con la sua tenuta. Nel suo universo interiore non c’era posto per i cancan, per la derisione, per le liti di una politica politicante che giustamente disprezzava. Perciò era rispettato. Cercava la tenuta, lo stile, l’equanimità, la magnanimità, la nobiltà di spirito, talora fino all’eccesso. Termini il cui senso sfugge a chi guarda solo i giochi televisivi”

Dominique Venner era pagano. Ma ha scelto una chiesa per porre fine ai suoi giorni. Una contraddizione?

“Penso che lui stesso abbia risposto alla domanda nella lettera che ha lasciato, chiedendo di renderla pubblica: «Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale di Notre-Dame di Parigi, che rispetto e ammiro, perché fu costruita dal genio dei nostri avi su luoghi di culto più antichi, ricordando origini immemorabili».Lettore di Seneca e Aristotele, Dominique Venner ammirava specialmente Omero: Iliade e Odissea erano per lui i testi fondanti d’una tradizione europea nella quale riconosceva la sua patria. Solo Christine Boutin può immaginare che si fosse «convertito all’ultimo secondo»!

Politicamente questa morte spettacolare sarà utile, come altri sacrifici celebri, quello di Jan Palach nel 1969 a Praga, o quello più recente dell’ambulante tunisino che in parte provocò la prima «primavera araba»?

“Dominique Venner s’è espresso anche sulle ragioni del suo gesto: «Davanti a pericoli immensi, sento di dover agire finché ne ho la forza. Credo necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci opprime. Mentre tanti uomini si rendono schiavi della loro vita, il mio gesta incarna un’ etica della volontà. Mi do la morte per svegliare coscienze addormentate». Non si potrebbe essere più chiari. Ma si avrebbe torto non vedendo in questa morte volontaria ben oltre il contesto angusto dei dibattiti sul «matrimonio per tutti». Da anni, Dominique Venner non sopportava più di vedere l’Europa fuori dalla storia, vuota d’energia, dimentica di sé. Diceva spesso che l’Europa è «in letargo». Ha voluto svegliarla, come Jan Palach, in effetti o, in un altro periodo , Alain Escoffier. Così ha provato la sua tenuta fino in fondo, restando fedele alla sua immagine del comportamento di un uomo libero. Ha scritto anche: «Offro ciò che resta della mia vita in un’intento di protesta e fondazione». Questa parola, fondazione, è il legato di un uomo che ha scelto di morire in piedi”.



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14 maggio 2013

The Big Brother all'amatriciana

Hanno capito, che la protesta se passa per il web non può essere controllata, sanno che per continuare ad avere lo status di Paese libero, non possono imporre la censura, hanno provato e riprovato, a più riprese, far passare leggi ed emendamenti ad hoc e tutte le volte hanno dovuto cozzare contro un muro di sdegnate proteste e di petizioni on-line. Nessun politico o partito s'è mai preso la briga, mettendoci la faccia, di fare quel passo in più per far passare a tutti i costi questo o quell'emendamento che avrebbe avuto ripercussioni drastiche in tema di popolarità e in conseguenza di voti, hanno tastato il terreno con una pazienza certosina, certi che prima o poi quella soluzione all'italiana, per metterci il bavaglio, l'avrebbero trovata... Ma forse, questa volta ce l'hanno fatta e comunque anche se non da subito, magari e senza fare una legge ad hoc ma più semplicemente adottando la vigente normativa ed aggiungendo ad essa qualche piccola postilla qui e la, questa condanna potrebbe essere la chiave che chiude definitivamente le porte alla libertà di pensiero e d'opinione limitando la libertà d'espressione.

Libertà d'espressione che è già stata abbondantemente preclusa, visto l'impoverimento del tasso culturale del Paese e dell'impoverimento della lingua italiana a favore di slang linguistici che tendono a stravolgere il reale significato delle parole e attraverso il lavoro di castrazione della lingua italiana stessa in vero stile "GRANDE FRATELLO" 

1984 THE BIG BROTHER (G.ORWELL)

"Il Partito è Governato dal Minamor ("Minluv"), ovvero Ministero dell'Amore, la cui funzione è di controllare i membri del partito e di convertire i dissidenti alla sua ideologia, ed è dotato di una polizia politica, la psicopolizia, che interviene in ogni situazione sospetta di eterodossia e di deviazionismo. Al di sotto del partito unico stanno i Prolet[3], che non hanno alcun potere né privilegio, svolgono i lavori pesanti in cambio del minimo di sussistenza, ma hanno il vantaggio di non essere controllati se non in modo indiretto, tramite la tecnica del Panem et circenses.
Ovunque nella città sono appesi grandi manifesti che ritraggono il Grande Fratello, con la didascalia Il Grande Fratello ti guarda, e gli slogan del partito: «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l'ignoranza è forza». I membri del Socing vivono in moderni palazzoni alveare nella città nuova, e i prolet (il Proletariato) vivono separati dai primi nella città vecchia."



Condannato per i commenti al suo blog nove mesi per "istigazione a delinquere"
Rese note le motivazioni della sentenza con cui due mesi fa è stato condannato iil responsabile della pagine Facebook Cartellopoli, che si batte contro il degrado urbano della capitale. E' la prima sentenza di questo tipo in Italia

di ALESSANDRO LONGO

Sono stati i commenti altrui a causare la condanna a nove mesi di carcere per il gestore della pagina Facebook Cartellopoli, dedicata alla lotta al degrado urbano di Roma. Sono arrivate infatti oggi le motivazioni della sentenza di due mesi fa con cui Massimiliano T. veniva condannato per "Istigazione a delinquere e apologia di reato", su denuncia di una società di affissioni. Si apprende  solo oggi, quindi, che questa del Tribunale di Roma è la prima sentenza di questo tipo, in Italia e che apre scenari inediti. In sostanza, qualunque utente Facebook è ora a rischio di condanna, insomma: basta che tra i commenti ne appaia qualcuno che inviti a compiere reati di qualsiasi tipo.

La pagina di Cartellopoli si descrive come "Comitato online contro lo stupro, la svendita e la consegna della città di Roma alla lobby cartellonara", questione di cui Repubblica si è occupata più volte in questi mesi.  

Il problema, secondo il Tribunale di Roma, a quanto si legge nelle motivazioni odierne, è dato dai commenti postati da terzi, rimasti anonimi. Non solo: sono valsi la condanna anche i contenuti pubblicati in altri siti e poi ripresi sulla pagina. E cioè commenti che invitavano ad agire contro i cartelloni abusivi, ad organizzare iniziative di protesta. Come il blitz di Legambiente, di due anni fa. È così che ci è andato di mezzo il gestore della pagina, Massimiliano T., 34anni.

Afferma il Giudice nelle motivazioni della sentenza, infatti: "Pacifica essendo la responsabilità esclusiva in capo all'imputato per la gestione del blog (...) e dunque anche per il contenuto dei messaggi in esso pubblicati, è indifferente che si tratti di contenuti riferibili direttamente al T.  o ricevuti da altri utenti, essendo stato comunque il primo a curarne l'inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico".

"L'affermazione del T di non controllare il contenuto dei messaggi ricevuti prima di pubblicarli è priva di rilievo ai fini che qui interessano, sia perché formulata in termini assolutamente generici, sia perché la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l'imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto".

In base a quanto sostenuto dall'azienda che ha depositato la denuncia in Procura, sono state molte le azioni vandaliche, che hanno riguardato un centinaio di impianti in varie zone di Roma, messe in atto come "l'imbrattamento dei cartelloni con vernice spray e, successivamente, nel danneggiamento delle comici e nello smontaggio ed asporto delle plance pubblicitarie". 

"La sentenza è corretta in linea di diritto", ribatte Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e fondatore dell'associazione Alcei per la libertà di espressione online. "Chi gestisce uno spazio di contenuti ha una responsabilità su tutto ciò che vi viene pubblicato. Se ci sono troppi commenti, deve dimostrare che non gli era possibile moderarli tutti ma che almeno ci ha provato", continua. "Attenzione, vedete che è peggio per la libertà di internet se passa l'idea che le leggi non possono colpire pagine come Cartellopoli", aggiunge Monti. "Significa dar ragione a coloro, come Laura Boldrini (presidente della Camera) che invoca nuove e più severe leggi sul web".   




permalink | inviato da C.O.C. il 14/5/2013 alle 9:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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