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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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13 febbraio 2015

Negazionismo, gli scheletri nell'armadio delle democrazie



“Una legge totalmente idiota”. E' senza mezzi termini lo storico Franco Cardini riferendosi al negazionismo recentemente approvata al Senato e ora all'esame della Camera. E a chi vorrebbe, per “par condicio”, estendere gli stessi provvedimenti ad altre tragedie storiche, il noto medievista risponde: “Basta con il derby rivoltante tra Hitler e Stalin. Pensiamo piuttosto ai crimini delle gloriose democrazie”. Il professore pensa che la legge approvata al Senato per inserire l'aggravante del negazionismo alla Legge Reale sia del tutto idiota sul piano giuridico e inutile su quello politico visto che ci sono leggi sull'apologia di reato e sull'apologia di fascismo. Dato che una legge contro il negazionismo è in genere rivolta a coloro che, per fini apologetici verso il nazionalsocialismo, negano lo sterminio degli ebrei, qua si tratta di un provvedimento chiaramente superfluo, le leggi che ci sono sono già largamente sufficienti. Tuttavia dal punto di vista politico e culturale le leggi che introducono reati d’opinione e che limitano la ricerca scientifica sono antidemocratiche e antigiuridiche. Se il reato di negazionismo consiste nel negare istericamente lo sterminio non servono. Se invece servono a colpire le persone che per ragioni scientifiche fanno ricerche e modificano la nostra conoscenza attuale sul numero delle vittime o sul metodo delle uccisioni di massa, beh, in tal caso si tratta della libertà di ricerca e non si può limitare, oltretutto il problema non è quello del numero delle vittime, il problema è la natura disumana e antigiuridica secondo qualunque legge umana e divina di quello sterminio. Queste leggi ci sono già in altri Stati e infatti sono leggi inique che mandano in galera, come è successo in Austria, dei seri ricercatori scientifici che magari avranno le loro opinioni politiche contestabili finché si vuole, ma che stavano semplicemente facendo il proprio lavoro. Se entrano in vigore queste leggi, valevoli per l’Olocausto, che si facciano anche per i crimini di Stalin. Anche se sarebbe un ragionamento stupido e anche un po’ repellente. Non facciamo a chi ne ha ammazzati di più. Anche perché se ci mettiamo su questo piano, oltre a Hitler e Stalin, bisognerebbe chiamare in causa anche Sua Maestà britannica, che nelle colonie non ne ha ammazzati di meno. Certo, non si trattava di bianchi ed europei, non erano “persone civili”, ma allora se si ragiona così chi è il razzista? E ancora, penso all’eccidio degli indiani delle praterie, degli armeni, degli africani, ai due milioni di soldati tedeschi fatti morire di fame e di stenti dai vincitori dopo la Seconda guerra mondiale. E poi, oggi non è il 12 febbraio e nessun giornale ne ha parlato, ed è una vergogna, ma il 12 febbraio 1945 ci fu il bombardamento angloamericano su Dresda, in una Germania ormai in ginocchio, in una città che non aveva nessuna difesa anti-aerea, che era piena di profughi dal fronte orientale e che pure fu bombardata al fosforo. Sa cosa significa? Che si muore bruciati, come il povero pilota giordano. Insomma, il derby rivoltante tra Hitler e Stalin non regge, bisognerebbe fare piuttosto un generale esame di coscienza e vedere quanti scheletri nell'armadio hanno le gloriose democrazie.




21 gennaio 2010

Mr. President, help internet in Italy

Pur non condividendo la forma di lotta - chiedere aiuto ad uno yankee, rifugiarsi dietro le sue poderose spalle - , classica di chi ha paura di lottare, soffrire, morire o di chi non sa lottare, classica mentalita' da servo, succube, quella di chiedere al padrone d'intercedere per lui presso il bullo di turno, ho deciso di postare lo stesso questo articolo, che, a mio avviso, trovo ben redatto e ben articolato.
Tolto, appunto, l'ultima parte, dove personalmente non chiederei niente a nessuno, tantomeno ad uno yankee - visti i danni che abbiamo dovuto subire per aver chiesto aiuto in un recente passato - , a costo di rischiare d'incappare nell'apologia di reato, esorterei la gente a rubare oppure, se proprio non ci riesce, a comprare merce rubata o di contrabbando. Cosi' tanto per vedere se riescono a tassare anche quella. (n.d.r.)  



esproprio proletario


L'Italia è invasa dagli stranieri. Sono barbari della cultura, distruggono,devastano, saccheggiano, impongono gabelle, impediscono al mercato di crescere ed evolversi. Sono parassiti, succhiatori di sangue, prendono ai poveri per dare ai ricchi, tengono in vita malati terminali, mummie che si sbriciolerebbero di fronte a qualsiasi pensiero intelligente, ibernano i loro privilegi e li mantengono inalterati nel tempo, producono a ciclo continuo vasetti di cazzi loro e non imprimono nessuna data di scadenza.

Hanno colonizzato tutto, infestato ogni poltrona, riempito di servi e vassalli tutte le vie di accesso al palazzo. Se la suonano e se la cantano.
Inscenano teatrini per intrattenere le folle, assumono burattini e servono fandonie decorate con bigiotteria di infima qualità, perline colorate in cambio della vita e della terra degli indios: la nostra vita, la nostra terra.

 Sono in tanti. Arrivano ben vestiti. Ti parlano di libertà e ti imbavagliano. Ti parlano di diritti e te li alienano. Ti parlano di riduzione delle tasse e te le aumentano. Ti parlano di futuro e te lo rubano. Ti parlano di cultura e ti rendono più ignorante. Si fanno chiamare Bondi, Romani,
Maroni, D'Alia, Levi, Carlucci, Barbareschi, hanno molti nomi ma un solo padrone. E il padrone non ha nome. Si nasconde, come Bin Laden, come il padre nostro che è nei cieli, come il capro solforoso che è negli inferi, come la vecchia terrificante strega dalle lunghe dita unghiate che beve code di rospo e influenza le decisioni del Re, sotto la minaccia di scatenare la collera degli dei.

Dopo avere cercato di imporre la carta di identità per ogni singolo bit trasferito in rete (Carlucci), dopo avere provato a chiudere i blog su indicazione diretta del Ministero degli Interni, avendo a insindacabile giudizio loro ravvisato apologia di reato magari nell'ultimo e più insignificante dei commenti a un post, scavalcando la magistratura (D'Alia), dopo avere sentenziato che internet è un luogo di libertà ma va assolutamente regolamentato, a loro vantaggio (Barbareschi), dopo avere cercato di equiparare un blogger a una testata giornalistica e di farlo iscrivere al registro degli operatori della comunicazione (Levi-Prodi), dopo avere
cercato di applicare a internet la legge sulla stampa promulgata nel 1948, dopo avere paragonato i social network ai gruppi terroristici degli anni '70 (Schifani), dopo avere minacciato di chiudere Facebook salvo poi accordarsi privatamente con gli operatori del settore per dare luogo ad una censura insidiosa, invisibile e silenziosa, contro la quale è difficile organizzarsi (Maroni), dopo avere addirittura osato proporre un permesso ministeriale per trasmettere in diretta streaming dalla propria scrivania, dopo avere negato 800 milioni di euro per lo sviluppo della banda larga - o meno angusta - mentre il resto dell'Europa sta dichiarando internet un diritto fondamentale dell'uomo e garantisce ad ogni cittadino 100 Mbit o più di velocità di connessione, dopo tutte queste vessazioni, uniche nel panorama legislativo dell'occidente democratico, oggi sono in arrivo altre due colossali offese all'intelligenza digitale: il Decreto Romani e l'estensione dell'Equo Compenso

Con il primo, sua maestà il premier itende tutelare gli interessi presenti e futuri della sua dinastia regale, salvaguardando Mediaset dalla crescita di piccoli ma fastidiosi videoproduttori indipendenti, videoblogger e web-tv. Costoro non potranno più utilizzare la rete per immettere immagini in movimento - come attualmente è possibile fare sui grossi portali di videosharing - senza ottenere preventivamente un permesso governativo, equiparando a tutti gli effetti un videoblogger, così come chi vuole condividere i filmini delle vacanze, a una rete televisiva vera e propria. Un abominio che fa scempio della libertà di espressione e che cerca ancora una volta di tutelare il monopolio dell'informazione e della raccolta pubblicitaria che
grazie a Craxi è stato conferito, per diritto divino, a Silvio Berlusconi e a tutta la sua genealogia discendente.

Con il secondo si intende rubare ai poveri per dare ai ricchi, costringendo tutti i cittadini italiani, già gravati da un inaccettabile digital divide, a ingrassare le casse della SIAE, partendo da un presupposto fortemente illiberale e avverso al principio giuridico della presunzione di innocenza. Non potendo più sostenere il diritto d'autore, disciplina che per anni ha reso fortune da milioni di euro a pochi artisti, sempre gli stessi dai tempi in cui Berta filava, e impoverito tutti gli altri, indipendentemente dalla loro bravura ma in funzione della sola appartenenza o estraneità alle baronie del mondo dello spettacolo, Bondi vuole essere per la SIAE quello che Craxi fu per Berlusconi: il legislatore che non legifera nell'interesse dei cittadini, ma in quello degli interessi corporativi, per permettere loro di continuare a perpetrare un modello perdente che gli adattamenti evolutivi del mercato, favoriti dalla rete, premono per modificare e rendere più aperto e democratico. D'ora in poi se acquisterete telefoni cellulari, hard disk, chiavette e qualsiasi dispositivo contenente una memoria ram, pagherete senza saperlo una gabella significativa e proporzionale alla dimensione in gigabyte della memoria fisica disponibile. Perchè? Perché si presuppone che la userete per farvi copie private di film e brani musicali. Non importa se usate la ram del vostro apparecchio per conservare documenti importanti, le foto di vostro figlio o i filmini delle vacanze: dovete pagare, siete pirati, siete criminali, per voi la presunzione di innocenza non vale. In tempi nei quali la quantità di memoria disponibile aumenta vertiginosamente di mese in mese, diventando nel contempo via via sempre più conveniente da acquistare, Bondi è il primo caso al mondo di Ministro che vuole penalizzare l'innovazione, per dirla
con le parole di Confindustria

Adesso basta. Io voglio vivere in un paese dove il mio Presidente
parla al paese attraverso YouTube e non disabilita i commenti, perché un Presidente della Repubblica deve avere desiderio di sapere cosa penso. Voglio vivere in un paese dove posso ricevere gli aggiornamenti Twitter dai parlamentari, dove i ministri hanno un blog e dialogano sulla rete, dove le campagne elettorali si fanno sui social network, alla pari, senza il rischio che i grossi monopolisti dell'informazione partano con un serbatoio di consensi illimitato e immeritato, in una competizione sleale e antidemocratica che privilegia faccendieri e trafficanti di organi istituzionali a discapito di chi ha davvero le idee per cambiare questo paese. Voglio vivere in un paese dove la banda larga è considerato un diritto fondamentale di ogni cittadino, elevandola a diritto costituzionale, come è avvenuto in Francia, come è avvenuto in Finlandia, come è avvenuto in Spagna e in Germania. Voglio vivedere in un paese dove la gente guarda meno la televisione e naviga di più, leggendo e informandosi in rete. Come in America, dove un ultrasettantacinquenne su 4 legge e si informa sui blog. Come in America, dove non importa quanti gruppi aperti da buontemponi in vena di triviale goliardia inneggino all'eliminazione fisica del Presidente, perché Obama non si sognerebbe mai di andare alla CNN a dire che Facebook deve essere chiuso. Come in America, dove a giugno 2009 la percentuale di penetrazione della banda larga nella abitazioni residenziali era superiore al 26%, contro un 19% italiano che ci colloca al 22° posto della classifica dei paesi OECD. Sì, come in America.

Per questo io, voi, noi tutti andremo davanti all'ambasciata americana, a piedi nudi, incatenati, battendo i piedi per terra al suono dei tamburi, a passo di schiavo, reggendo tutti insieme un unico enorme striscione: 
Mr. President, help internet in Italy


Mr.President, help internet in Italy




2 gennaio 2010

Pecunia non olet

Apple censura il Dalai Lama sugli iPhone in Cina. Bloccato sull'App Store cinese anche il leader degli uighuri

 

NEW YORK - La Apple ha bloccato sull'App Store cinese tutti i programmini destinati all'iPhone che riguardano sia il Dalai Lama sia il leader degli uighuri in esilio Rebiya Kader. Lo scrive l'agenzia americana specializzata in notizie tecnologiche IDG News Service.

Una portavoce della Apple, Trudy Muller, lo ha implicitamente confermato, scrivendo in una e-mail che "continuiamo a rispettare le leggi locali" e che "non tutte le App sono disponibili in tutti i paesi". Secondo l'agenzia di stampa almeno cinque App sul Dalai Lama non sono in vendita nello Store virtuale cinese. Tre di queste (Dalai Quotes, Dalai Lama Quotes e Dalai Lama Prayerwheel) sono una raccolta di testi, proibiti in Cina, del leader spirituale. La quarta, Paging Dalai Lama, informa sugli spostamenti e le conferenze del leader tibetano.

La quinta, Nobel Laureates, è dedicata ai premi Nobel, tra cui lo stesso Dalai Lama. La Apple non è la prima società americana ad accettare la censura in Cina. In precedenza lo hanno fatto colossi del web come Yahoo! e Google, provocando una ridda di critiche da parte delle organizzazioni occidentali di difesa dei diritti umani (ANSA.it)

 

E' un nostro preciso dovere, boicottare i prodotti cinesi e i prodotti di quelle aziende che per interessi personali o mero profitto, non esitano a calpestare i diritti e la dignità delle persone e dei popoli. (N.d.R)



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